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8 marzo di riflessione: il dovere di esserci

8 marzo di riflessione: il dovere di esserci

L’equa rappresentanza di genere in politica significa anche più democrazia. L’evidenza non dà spazio agli equivoci: nel nostro Paese e in modo ancora più marcato nel nostro Cantone, le donne sono poco rappresentate e spesso rimangono ai margini dei luoghi dove le decisioni, soprattutto quelle più importanti, vengono prese. Nei posti di comando, in quelli dove si esercita il potere più alto, vedere una donna al vertice ancora oggi può sembrare un’anomalia del processo democratico. Poche sono le donne in politica e l’immagine del nostro Consiglio di Stato formato nell’attuale legislatura da cinque ministri tutti uomini, dimostra quanto sia insostenibile la situazione che viviamo nel confronto con il resto della Svizzera. Nel campo economico questa lacuna raggiunge livelli ancora più bassi: sono infatti pochissime le donne che guidano società e aziende, e non fanno eccezione i Consigli di amministrazione di quelle controllate da Confederazione o Cantoni. È un fenomeno che potrei tranquillamente chiamare sotto-rappresentanza e che contrasta palesemente con quanto abbiamo ottenuto nel 1971 quando il diritto di voto acquisito dalle donne cambiò la nostra realtà. Ed è stato pure un percorso lungo un secolo: la mente allora torna al 1868 quando per la prima volta le donne del Canton Zurigo chiesero di iscrivere il loro diritto al voto nella Costituzione cantonale. Anche la lettura della complessità della nostra realtà politica sociale ed economica è riservata quasi esclusivamente agli uomini, commentatori sulle prime pagine di quotidiani e riviste specializzate. Diamo per scontato che il genere maschile abbia un ruolo universale che gli permette di parlare anche a nome del mondo femminile. Ed è qui il problema: proprio quest’anomalia è data per scontata ed è percepita come la normalità delle cose. Cittadinanza, diritti e doveri non dipendono dal sesso; uno Stato sociale e democratico riconosce la dignità degli individui qualunque sia il loro contributo. L’equa rappresentanza è espressione di democrazia, di giustizia, di una visione della società e delle sue istanze più ampia e quindi funzionale. È il punto fondamentale che permette il cambiamento e costituisce nel contempo un valore sicuro per poter giudicare la complessità e la qualità di una società civile in un regime democratico. Sono convinta che assicurare una maggiore presenza femminile nel processo decisionale può dare vita a una società più equa e generare più benessere economico. Le donne sono un capitale umano che, se valorizzato e riconosciuto proprio a partire dalla sua accresciuta rappresentanza, può essere il vero motore di un nuovo sviluppo e di una nuova crescita. Il rimanere al margine della storia non è una sconfitta al femminile, è una sconfitta di tutti. Oggi è l’8 marzo, giornata internazionale della donna, riflettiamo anche in vista delle votazioni del 7 aprile.

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