Home / Salute e Bellezza / Alla ricerca della storia delle donne in un fumetto – Il Bo Live
Alla ricerca della storia delle donne in un fumetto - Il Bo Live

Alla ricerca della storia delle donne in un fumetto – Il Bo Live

Copertina del fumetto “…e noi dove eravamo” di Silvia Ziche

Sei una donna? Quante volte ti sei fermata a riflettere sulla situazione attuale? Tra crisi economica e politica, la precarietà del lavoro e l’inquinamento, aggiungere anche il fatto di essere donna non rende di certo le cose facili. Di questo si lamenta Lucrezia nelle prime pagine di …e noi dove eravamo?, l’ultimo lavoro della fumettista italiana Silvia Ziche. Tra una triste riflessione e l’altra, Lucrezia mette nero su bianco uno dei pensieri che sicuramente ogni donna ha fatto almeno una volta nella vita: se avessi vissuto in un’altra epoca, sicuramente le cose sarebbero state migliori. Siamo proprio sicuri? A rispondere ci pensa la prozia Camilla, la versione più femminile e ironica di Virgilio nell’inferno dantesco, che accompagna Lucrezia in un viaggio all’indietro, per scoprire se effettivamente “si stava meglio prima”.

Ne abbiamo parlato insieme all’autrice, per svelare i punti chiave nella costruzione della trama e per dialogare sulla situazione delle donne in questo momento storico.

Perché hai deciso di raccontare la storia delle donne e soprattutto da dove è nata l’idea?

L’idea si è formata nel tempo, nel senso che mi sono resa conto durante il mio percorso di studi, tra gli anni Settanta e Ottanta, di quanto le donne fossero assenti nella storia, ma anche dall’arte e dalla letteratura. Mi è sempre sembrato normale perché ovviamente é stato passato per “normale” che tutte le figure di spicco della storia fossero maschi, non ho fatto caso neanche al fatto che tutti gli storici erano maschi. E poi è arrivata la curiosità: è una cosa che non riuscivo a spiegarmi. Anche lo stupore che si vedeva, per esempio nei titoli di giornale, ogni volta che una donna vinceva il Nobel: perché dovrebbe esserci tutto questo stupore? Poi mi sono accorta, parlando con amiche e amici, che non si riesce a ricostruire con la memoria la situazione delle donne prima della metà dell’Ottocento, prima delle lotte delle Suffragette per il voto. Partendo da questa curiosità, ho cominciato a leggere dei libri, a cercare degli indizi. Mi sono appassionata e ovviamente mi sono anche raccapricciata di quello che trovavo. Ho scoperto che solamente dagli anni Settanta del Novecento, quando c’è stata la seconda ondata femminista, si è finalmente cominciato a studiare la storia delle donne. Ho pensato che fosse il momento giusto per raccontare questa cosa, anche perché ho notato che stanno uscendo molti libri che, secondo me, un po’ depistano, questi libri sulle grandi donne del passato che sono riuscite a emergere: la mia necessità invece è sapere perché le altre non riuscivano a farlo, è quello che ho cercato di raccontare in questo libro.

Di periodi storici non ce n’è stato uno di fantastico, l’unico di cui si potrebbe dire eventualmente che si è stati bene, in Occidente, è stato quello dal dopoguerra agli anni Ottanta, tralasciando eventi come il terrorismo degli anni Settanta. È stato un periodo lungo senza guerre e con un benessere che continuava ad aumentare, però andando a scavare era un periodo in cui gli uomini  avrebbero potuto dire “sì, si stava molto meglio”, le donne in realtà no. Il voto ce l’hanno avuto dopo la Seconda guerra mondiale, il divorzio e l’aborto sono una conquista degli anni Settanta, una conquista molto faticata e molto faticosa, e comunque la resistenza della società a lasciare spazio alle donne è una cosa che stiamo vedendo ancora adesso. Partendo dal fatto che per le donne non c’è stato un periodo storico migliore di questo, sono andata all’indietro per dimostrare che effettivamente è da così a peggio.

Quanto tempo hai impiegato nel lavoro di ricerca? Leggendo il libro ogni protagonista è ben contestualizzata nel suo periodo storico.  

La ricerca ha occupato la maggior parte del tempo, è andata avanti per più di un anno. Ho raccontato la storia delle donne in maniera leggera, creando le antenate di Lucrezia ma non c’è niente di inventato delle cose che succedono. Andando indietro nel tempo, c’è sempre meno materiale storico, non ci sono sicurezze soprattutto nella preistoria, tranne quelle numerose statuette materne, femminili che ci sono arrivate, però trasmettono solamente quello che sono cioè quello che vediamo. Quello che ha fatto sospettare alcuni storici è che esistesse in precedenza un periodo matriarcale ma in realtà non abbiamo nessuna certezza.Tutto il libro è basato comunque su notizie storiche, sulla preistoria ovviamente ci sono solo ipotesi dato che non ci sono dati. C’è stato uno storico ottocentesco, Johann Jakob Bachofen, che ha teorizzato il matriarcato ma questa teoria è stata demolita.

Le prime pagine del fumetto “…e noi dove eravamo” di Silvia Ziche

Ho notato una  cosa molto particolare: alla fine di ogni epoca, c’è un intervento di di Lucrezia che collega quello appena vissuto con la realtà. E’ una cosa voluta per dare un tocco di attualità?

Si, è voluto soprattutto per far vedere che alcuni pregiudizi e luoghi comuni storici esistono ancora adesso. Il ritorno alla realtà attuale è stato pensato proprio per far notare che alcune cose non si sono ancora del tutto risolte. Per quanto riguarda la questione degli stipendi (nel periodo storico della rivoluzione industriale in cui le donne erano sia madri che lavoratrici con pochi diritti, Lucrezia vuole andare a chiedere un aumento di stipendio, ndr), lo sappiamo benissimo che è una cosa irrisolta: le donne sono ancora penalizzate dalla maternità. Vorrei fermarmi un attimo e chiedere agli uomini: “Siete sicuri che la maternità è un affare solo delle donne?”. Non è così, è capitato alle donne ma i figli sono della società, sono della famiglia, di entrambi. Non è possibile che la donna sia penalizzata per questo; è un problema che esiste ancora ed è piuttosto ingombrante. Si sta un po’, non dico risolvendo, ma stemperando per le donne che hanno percorso di studi notevole, che sono molto motivate e che riescono ad avere una posizione abbastanza buona. Sappiamo però che nella realtà delle lavoratrici non è esattamente così, il problema della maternità serve per ritornare alla realtà, per far notare che le cose non sono state risolte.
 

Tornando alla stesura del fumetto ci sono questi personaggi maschili un po’ antagonisti a Lucrezia, il Privilegio maschile e il Pregiudizio, e zia Camola, una sorta di guida come Virgilio per Dante Alighieri all’inferno. Come sono nati? Avevi già un’idea ben chiara?

Stavo mettendo insieme i pezzi per raccontare la storia; zia Camola è venuta fuori perché mi serviva qualcuno grazie al quale Lucrezia potesse venire a conoscenza di queste cose, mi serviva qualcuno che queste cose le sapesse. Avevo bisogno di un personaggio che riuscisse a raccontare a Lucrezia come stavano le cose e che ci fosse anche un motivo blando per cui questa persona poteva saperle. Privilegio maschile e Pregiudizio sono nati perché stavo pensando a un modo per creare la controparte: quella del muro dei pregiudizi. Mentre pensavo a come risolvere questo problema, mi chiedevo se avesse senso mettere un personaggio x come cattivo: non è che quello che volevo trasmettere. Volevo far ragionare sulla cultura patriarcale e non colpevolizzare i maschi in generale. Non riuscivo a capire come poter avere un personaggio che doveva essere maschile e che facesse la parte del cattivo in questo racconto senza però così farlo risultare un po’ forzato, un po’ inutile. Non era mia intenzione colpevolizzare un uomo per quello che in realtà è una cultura millenaria; ho pensato a un certo punto che la cosa più logica e più facile potesse essere la visualizzazione del pregiudizio e del privilegio. In realtà il personaggio all’inizio doveva essere solo uno, il Pregiudizio, poi ragionando ho pensato che non c’è solo il pregiudizio ma anche tutto ciò che è legato al privilegio.

Le prime pagine del fumetto “…e noi dove eravamo” di Silvia Ziche

A che punto siamo con le donne nella storia di oggi?

Siamo ancora in un periodo di transizione. In questo momento ci siamo ed è evidente però che non è ancora diventata normalità. Adesso facciamo molte cose, anche se dobbiamo faticare più degli uomini; abbiamo se non altro in teoria la possibilità di decidere della nostra vita e di fare di noi stesse quello che vorremmo. La possibilità teorica c’è oggettivamente, per esempio tutte abbiamo accesso allo studio, anche se è un po’ più difficile per noi donne molto spesso. Non la stiamo ancora sfruttando appieno e non è ancora normale, visto che tutti quanti si stupiscono ancora quando una donna fare qualcosa di particolare o eccezionale, però ci siamo.

Quali sono i personaggi femminili che ti hanno più colpito nella storia?

Mi ha colpito molto questa scrittrice, che ho inserito anche all’inizio del fumetto, Christine de Pizan perché non la conoscevo assolutamente, non sapevo chi fosse, non l’ho mai incontrata nelle antologie scolastiche. Sono rimasta stupita del fatto che nel 1400 una donna avesse deciso di fare la scrittrice e fosse riuscita ad avere una cultura in un periodo storico in cui l’istruzione era assolutamente negata alle donne. Ha cercato anche di confutare il maschilismo della società dell’epoca; io l’ho trovata una cosa pazzesca come anche pazzesco è il fatto che questa donna non abbia una grande visibilità delle antologie scolastiche nei libri di scuola. Sono rimasto estremamente ammirata da questa donna che comunque aveva avuto delle possibilità che altri non avevano e questo era il problema principale delle altre donne, nel senso che lei aveva avuto un padre illuminato, che le aveva lasciato accesso alla biblioteca, così Christine ha potuto studiare. Questo serve per dire che non tutti gli uomini della storia sono negativi, qualcuno riusciva ad avere una visione un po’ più ampia rispetto agli altri.

Ho inserito anche un’altra donna della fine del 1600, Mary Astell, che anche lei mi ha molto colpito per la sua convinzione nelle proprie argomentazioni. Poi ho anche aggiunto Jane Austen e molte altre. Ho messo loro perché mi hanno colpito proprio per il coraggio e la forza che hanno avuto nell’organizzarsi, in primis nella loro testa, un’idea di ingiustizia. La maggior parte delle donne, figlie della società patriarcale in cui vivevano, trovavano normale che le donne fossero sottomesse agli uomini o fossero comunque secondarie. Invece loro sono riuscite a capire che questa cosa non andava bene e anche a organizzare una loro teoria, cercando di diffonderla. Per me è stato un atto assolutamente coraggioso, come anche le suffragette e le donne del primo femminismo. La cosa triste è che più si va indietro e più le donne dopo scompaiono completamente della storia.

ARTICOLO SUGGERITO

Cosa vedere in un viaggio da Innsbruck a Salisburgo

Cosa vedere in un viaggio da Innsbruck a Salisburgo

L’Austria è un Paese ricco di storia, fascino e bellezze naturali, un territorio ideale da …