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Così ho inventato il fenomeno Chiara Ferragni

Così ho inventato il fenomeno Chiara Ferragni

Riccardo Pozzoli, 31 anni, ex fidanzato della fashion blogger più influente del mondo, ha fondato con lei The Blonde Salad. La sua ricetta vincente: idea, team, dedizione al 100%.

Investimento iniziale: 510 dollari, 10 per il dominio, il resto per la macchina fotografica. Così è nato The Blonde Salad, il blog che ha lanciato Chiara Ferragni, fondato con lei dal suo ex fidanzato Riccardo Pozzoli. La case history è stata studiata anche a Harvard e Forbes ha incoronato la Ferragni come prima fashion influencer del mondo. I suoi profili sociali raggiungono 12 milioni di follower, con un fatturato nell’ordine di 20 milioni di euro.

Ora che la storia d’amore è finita («Dopo sette anni, siamo stati fortunati a lasciarci di comune accordo»), Riccardo resta socio delle attività della Ferragni, ma è operativo su altri progetti. Nominato da Condè Nast direttore creativo dell’area social, porta avanti Foorban (servizio di food delivery), fa consulenza nel mondo della moda e sta pensando di lanciare una nuova startup a Los Angeles. «Ho un’agenda fittissima, ma vorrei avere il tempo di annoiarmi: è così che si trovano le idee migliori». Ha pubblicato il libro Non è un lavoro
per vecchi (De Agostini). Millionaire lo ha intervistato.

Come sono stati i tuoi inizi?

«Dopo il liceo scientifico, ho studiato finanza in Bocconi, ma non era la mia strada. Per la specialistica, mi sono orientato al marketing. Per me studiare non è come riempire un secchio, ma come accendere un incendio. Nello studio non è importante avere confini e un punto di arrivo. Come un incendio, non sai dove ti porta né come contenerlo. Conta la scintilla che fa accendere in te».

Qual è stato il tuo primo tentativo imprenditoriale?

«Era il 2005, al secondo anno di università, quando con l’amico Stefano Cavalieri ho inventato un social network per studenti di economia: YMGUp (Young managers go up). L’idea era giusta e innovativa e ha rappresentato un’ottima palestra. Ma non avevamo le competenze necessarie, il tempo di seguirla e la possibilità di promuoverla. Credo che quando si parte con un nuovo progetto, l’atteggiamento giusto sia quello di provarci. E se va male? Si accumula esperienza in previsione dell’iniziativa successiva».

Com’è nata l’idea di The Blonde Salad?

«Era il 2009 e mi trovavo a Chicago per il quadrimestre di lavoro legato ai miei studi di marketing. Mi sono reso conto che in America i blogger facevano tendenza e condizionavano moltissimo i consumi. All’epoca Chiara postava le foto dei suoi outfit su varie piattaforme social, ottenendo un grande seguito. Così ci è venuta l’idea di aprire un suo blog. Abbiamo intravisto un’occasione di business, anche se non sapevo dove ci avrebbe portato. Il primo passo è stato acquistare il dominio da un provider americano».

I punti di forza del blog?

«In primo luogo il nostro connubio: Chiara appassionata di moda e fotografia e io orientato al marketing e al business. Abbiamo intuito che le aziende avevano un’esigenza di visibilità a cui noi abbiamo risposto con un progetto chiavi in mano apposta per loro. Abbiamo messo insieme l’aspetto creativo con quello promozionale. La pubblicazione dei post (su moda, viaggi, lifestyle) ogni mattina alle 9 rendeva la lettura un’abitudine quotidiana. Con i primi ricavi abbiamo allargato il team. La crescita è stata graduale. Fondamentale è stata la scelta di viaggiare tanto e avere da subito un respiro internazionale».

Popolarità = successo?

«Sì e no. Nel febbraio 2010 Chiara è stata invitata per la prima volta alla Settimana della moda. Da lì, moltissime occasioni: Benetton che la nomina giudice per un concorso creativo online, Fiat che sponsorizza un nostro viaggio a bordo di una 500, Yoox che è tra i primi ad acquistare banner pubblicitari sul blog. In parallelo, arrivano proposte di partecipazioni a programmi televisivi. Noi siamo allucinati da tutto quello che ci succede, ma decidiamo di rifiutare le ospitate: il mondo della moda è molto snob e la tv ci avrebbe allontanati dal nostro obiettivo. A volte serve la sensibilità di capire qual è la strada giusta da seguire o da evitare».

In un mondo che cambia in fretta, come si conserva il successo?

«Cambiando. Molti dei blog popolari ai tempi di The Blonde Salad sono spariti con l’avvento di Instagram, noi invece abbiamo usato Instagram per crescere ancora di più. Il blog è diventato un magazine di costume. Poi, visto il successo dei prodotti promossi da Chiara, si è deciso di lanciare una linea di scarpe a marchio proprio: Chiara Ferragni Collection. Il team e l’impegno sono cresciuti in proporzione. Oggi la velocità è tale che uno startupper sa che già fra 18 mesi dovrà rivedere profondamente la sua attività».

Come ripetere il successo di The Blonde Salad?

«C’è un fattore X difficile da replicare. Perché Chiara è piaciuta così tanto? Forse perché è bella, ma non inarrivabile, una della porta accanto in cui tante ragazze si sono immedesimate. Non ci sono regole da seguire. In negativo: adesso la competizione è molto più accesa rispetto al 2009. In positivo: allora le aziende a cui andavamo a presentarci non sapevano neanche che cosa fosse un influencer, adesso se hai 300mila follower tutti ti spalancano le porte».

Quali sono le opportunità per i ragazzi di oggi?

«Oggi è meglio cercare di conoscere qualcosa di nuovo che conoscere più a fondo qualcosa di già noto. Bisogna esplorare nuove strade e anche perdersi. A volte, nell’errore e nella perdita di tempo si può scovare qualcosa di prezioso. Di fronte a noi, si aprono strade che non sappiamo neanche dove portino. Oggi abbiamo la possibilità di far diventare autostrade a quattro corsie quelli che ancora non sembrano neppure sentieri tracciati. Gli ambiti in trasformazione sono tanti. Potrei dire di tenere d’occhio le criptovalute e i mondi del design, del food e della moda. Ma anche trend come la sharing economy».

Quali qualità ti riconosci?

«Sono curioso. Quando trovo qualcosa che mi interessa, lo approfondisco e mi rendo conto di quanto dovrei saperne di più. I canali per informarsi sono tantissimi: libri, blog, YouTube. Non leggo molte riviste, ma conosco Millionaire. Sono socievole. Ho la fortuna di avere amici esperti in tanti settori, a cui chiedo pareri prima che consulenze. Ma a volte gli esperti non sono necessari: se voglio aprire un ristorante al Sud e conosco un ristoratore napoletano, perché non chiedere il suo parere? Quando non sono in grado di fare un lavoro, sono capace di trovare le persone brave in quel lavoro, capirne il potenziale. E poi so motivarle. Un team più che dalle individualità è fatto dalle sinergie che si creano fra le persone».

Quanto conta il successo?

«Ho lanciato molti progetti oltre a The Blonde Salad. Non tutti sono andati bene, ma io non ho mai smesso di provare. E, soprattutto, non mi sono mai fermato. Le mie tre aziende di successo hanno ricoperto ampiamente le perdite di quelle andate male. Il fallimento è una grande risorsa e solo passando attraverso l’insuccesso si può arrivare al successo. Semmai bisogna essere bravi a capire quando mollare il colpo, senza incaponirsi su qualcosa che non funziona».

Che cosa consigli ai giovani?

«Se vuoi lanciare una startup, scegli un ambito che ti piace: per un anno almeno questo sarà la totalità della tua vita. La differenza è tutta lì: se fai qualcosa che ti appassiona davvero. Le opportunità non mancano, manca a volte il coraggio di buttarsi. Non bisogna aver paura. Il posto fisso è spesso un limite, che ti toglie l’opportunità di esplorare e ti impedisce di trovare qualcosa in più. Stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale: se ami qualcosa e lo sai fare particolarmente bene, è questo il momento di buttarsi,
ricordandosi però sempre che bisogna fare anche delle rinunce».

 

Tratto dall’articolo “Così ho inventato il fenomeno Chiara Ferragni” pubblicato su Millionaire di aprile 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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