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Emmanuel Carrere e lo strazio del dolore familiare

I dolori più laceranti sono quelli per la perdita di un giovane figlio o di un giovane genitore. Emmanuel Carrère, uno dei maggiori scrittori francesi contemporanei, è stato testimone diretto di queste due sciagure che lo hanno segnato nel profondo e indotto al compito morale di raccontarle. Attinge a questo intimo e delicato percorso il libro Vite che non sono le mie, in libreria in questi giorni (Adelphi, traduzione di Federica Di Lella, Maria Laura Vanorio, 261 pagine, 19 euro), in concomitanza con l’assegnazione allo scrittore francese del Premio Hemingway per la sezione letteratura. La cerimonia si svolgerà al CinemaCity di Lignano Sabbiadoro sabato 22 giugno alle 18.30.
Le motivazioni del premio riconoscono a Carrère uno stile incisivo e profondo e la capacità di «trasporre il dato biografico e autobiografico, raccontato spesso nella sua nudità, pietra di scandalo intorno a cui ruotano le contraddizioni delle nostre società. (…)

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