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Frida Kahlo in mostra a Londra: i suoi rituali di bellezza

Frida Kahlo in mostra a Londra: i suoi rituali di bellezza

Testo di Aimee Farrell

Nel 2004 una grande quantità di oggetti personali dell’artista Frida Kahlo sono stati ritrovati nella sua abitazione. Un tesoro che ha gettato nuova luce non solo sulla sua vita creativa ma anche sulla sua routine di bellezza. Perché fra i tantissimi costumi messicani, fra le lettere e le migliaia di fotografie scattate da Man Ray e da altri, è stato ritrovato anche il suo beauty con i trucchi. Perfettamente conservati dal marito, l’artista Diego Rivera, i cosmetici sono l’elemento centrale di Frida Kahlo: Making Her Self Up, una grande mostra che inaugura questa settimana al VA di Londra e che esamina le varie sfaccettatura della sua identità così ricca e complessa.

Accanto agli autoritratti che rappresentano quasi un terzo della sua produzione artistica, verranno esposti il barattolo della sua crema Pond’s; il blush e il rossetto cremisi di Revlon; e una nutrita serie di profumi e smalti per unghie. Ma quello che manca è ugualmente toccante: il portacipria che le era stato donato dalla regina della cosmetica, Helena Rubinstein, appassionata collezionista delle opere di Kahlo, e che considerava l’artista simpatica. E oltre ai prodotti che usava per accentuare le sue famose sopracciglia ad ala di gabbiano, non è stato trovato alcun trucco per gli occhi. E non ci sono nemmeno fondotinta o correttori, il che fa pensare che l’artista lasciava la pelle del “viso au naturel”.

Che Frida Kahlo preferisse un look molto semplice è evidente, sia per i prodotti che utilizzava sia dalle descrizioni che si facevano dell’artista a quel tempo.

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Viste tutte insieme, le sue opere dipingono un quadro molto nitido dei suoi rituali di bellezza: «Aveva, e irradiava, una bellezza molto particolare e intrigante», scriveva Olga Campos, una studentessa di psicologia che era poi diventata amica di Kahlo. «Aveva un’abilità particolare nell’applicare il trucco per un look naturale, e ci metteva molto tempo a ottenere quell’effetto. Era sempre truccata e ben vestita, anche se non aspettava visite. Sapeva trasformarsi in una bellezza straordinaria, irresistibile e unica»

Kahlo ispirava soggezione. «Le persone per la strada si fermavano, la guardavano affascinate», diceva Edward Weston che l’aveva fotografata quando si trovava a San Francisco nel 1930. Frida indossata abiti tradizionali Tehuana per sottolineare le sue origini messicane e abbondava con i gioielli. La sua routine di tutti i giorni era questa: tirava i capelli bene all’indietro, creava delle trecce che appuntava ai lati della testa e che poi abbelliva con fili colorati intrecciati o con fiori di stoffa (la sera, le mollette venivano rimossa una a una, e i capelli venivano sciolti, esattamente in ordine inverso). Poi applicava con attenzione il rossetto, metteva un po’ di blush in polvere e sulle unghie lo smalto, nelle stesse tonalità rosso o arancio, anche se a volte preferiva il magenta, in tono con i suoi famosi scialli. «Il trucco era semplicemente un altro strumento che usava per la costruzione della sua  identità. Ogni cosa che faceva, era fatta con estrema accuratezza», afferma Claire Wilcox, curatrice della mostra al VA a proposito di questo rituale. «Non credo si sia mai vestita per nessun altro che non fosse lei stessa».

Non deve forse sorprenderci che il makeup, come gli abiti, sia diventato una sorta di maschera per Kahlo. La sua vita era stata profondamente segnata da gravi problemi fisici dopo che la poliomelite l’aveva colpita a soli sei anni e un incidente su un autobus le aveva procurato fratture multiple, anche alla spina dorsale, quando aveva 18 anni. «Frida Kahlo faceva affidamento sul makeup», dice Wilcox, che considera il suo rossetto e le sue polveri come strumenti di trasformazione. «Quando il corpo la piantò in asso, il suo viso divenne la sua tela». Una donna che sapeva tenere in mano un pennello poteva facilmente trasferire le sue abilità di pittrice dalla palette dell’artista a quella del makeup. E in quanto pittrice Kahlo ha passato gran parte del suo tempo circondata da specchi, per controllare il suo volto: erano ovunque, in tutta la Casa Azul, in cui ha passato gli ultimi anni della sua vita, e c’erano specchi posizionati anche sopra il letto, dove era spesso confinata.

La verità è che, nonostante la sua immagine così appariscente, Frida Kahlo era spesso insicura del suo aspetto. Aveva intitolato un autoritratto del 1933, che ritrae la giovane artista con il viso disadorno, Very Ugly, molto brutta. «Del mio viso, mi piacciono le sopracciglia e gli occhi», aveva scritto, in modo molto obiettivo. «A parte ciò, non mi piace nulla. Ho persino i baffetti, e in generale ho un volto che sembra appartenere al sesso opposto».

E a proposito delle sue celebri sopracciglia, nel beauty kit di Kahlo c’era una matita per sopracciglia color “ebano” della Revlon e un prodotto che si chiamava Talika, creato in origine a Parigi dopo la guerra per trattare le bruciature dei soldati e che stimolava inoltre la crescita pilifera. Questo significa che non solo Kahlo si rifiutava di usare le pinzette, ma si adoperava per accentuarle: Rivera le paragonava poeticamente alle “ali di un merlo.”

E sono state proprio le sopracciglia la sfida più grande per Judy Chin, la makeup artist che ha creato il look di Salma Hayek nel ruolo della Kahlo per il biopic Frida del 2002 (Il film è stato poi oggetto di controversie dopo che la Hayek ha rivelato di essere stata vittima di molestie da parte del produttore  Harvey Weinstein). Per ricreare sopracciglia così forti, Chin ha applicato un piccolissimo frammento di pizzo intessuto a mano con dell’angora fra le sopracciglia di Hayek, aggiungendo a volte qualche “pelo” singolo. Per i primi piani molto ravvicinati, Chin ha meticolosamente ricreato a mano le sopracciglia, pelo dopo pelo, usando colla e pinzette e applicando strati di matita per sopracciglia di Stila e Kat Von D.

«La Kahlo amava truccare le labbra di un rosso acceso e usare un blush intenso effetto bonne mine. Quando sorrideva sembrava sicura di sé, ma si intuisce una certa vulnerabilità», afferma Chin, che aveva tappezzato la sua moodboard di immagini dei dipinti della Kahlo e di foto di famiglia. «Ho cercato di riprodurre la stessa intensità che vedevo nello sguardo di Frida creando luci e ombre. Ho scolpito il viso di Hayek, più giovane e arrotondato, mettendo poi in evidenza gli zigomi per la Frida più anziana, utilizzando tonalità rosate e pesca di Tarte e Paula Dorf per creare un colorito naturale su guance e labbra».

Con il passare degli anni, la salute della Kahlo peggiorava e il suo makeup diventava decisamente più colorato e decorativo. Un’evoluzione della sua bellezza che è evidente negli scatti di Nickolas Muray, un fotografo di Vogue che usò per la prima volta le immagini a colori a due tonalità, e che ebbe con Kahlo una relazione che durò circa un decennio. Quando la fotografò su uno sfondo verde intenso, i capelli erano illuminati dalle rose, il volto acceso dalle gote vermiglio, mentre rossetto e unghie erano di un arancio vivace.

E in effetti Frida si truccava completamente il viso quando posava per Muray, le cui fotografie sono in mostra al VA. «Il makeup sembra “saltare  fuori” dalle foto di Muray», dice Wilcox – che si dice sicura che sia stato proprio il fotografo, che  aveva scattato campagne per Revlon, ad aver incoraggiato Kahlo a truccarsi di più.

«Credo che il makeup sia stato una sorta di risveglio dei sensi per la Kahlo», aggiunge, e dice anche che l’artista spesso chiudeva le sue lettere più personali con l’impronta delle sue labbra truccate. «La psicologia che sta dietro ai cosmetici è molto più complessa e rivelatoria di quel che sembrerebbe in un primo momento. Kahlo doveva conoscere bene il potere del make-up come toccasana per l’umore. È una cosa molto commovente. Non c’è nulla di più personale del rossetto che si posava sulle sue labbra».

Frida Kahlo: Making Her Self Up, sponsorizzata da Grosvenor Britain Ireland, al VA dal 16 giugno al 4 novembre 2018. vam.ac.uk/FridaKahlo

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