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Hanno ridato dignità agli sfollati della Guerra: così i frati sono entrati ...

Hanno ridato dignità agli sfollati della Guerra: così i frati sono entrati …

di Gelsomino Del Guercio

MONFALCONE – Al santuario della Marcelliana, a Panzano di Monfalcone (Gorizia), vive una comunità di frati minori particolarmente amata dalla popolazione locale. 

Si sa che i frati, spesso e volentieri, sono amati dalle comunità locali, ma in questo caso è un legame speciale quello che unisce Panzano – il rione dei quartieri navali di Monfalcone – ai francescani. 

IL BURRASCOSO DOPOGUERRA

Nel Secondo dopoguerra, i frati sono stati una sorta di eroi per i monfalconesi: hanno accolto gli sfollati in convento; hanno raccolto e deposto le salme delle vittime dei bombardamenti nel vecchio teatrino; hanno ingaggiato e vinto il braccio di ferro con l’allora Partito comunista, irriducibilmente anticlericale, per ottenere il primo cappellano del lavoropadre Aurelio Barbone – nello stabilimento navalmeccanico. 

E ancora hanno ospitato, nel 1976, i terremotati del Friuli. Per questi motivi, ma se ne potrebbero aggiungere di ulteriori, i francescani della Marcelliana sono molto amati.

PADRE BOTT

Sin dal 1927, data dell’arrivo dei frati nella cittadina friulana famosa per i cantieri navali, si cementò questo legame tra la gente e i francescani, sopratutto per l’impegno di un frate: padre Alessandro Bott. Nacquero Azione Cattolica e Gioventù Francescana, dal 1948 i francescani ottennero la cappellania nelle fabbriche e i cantieri navali. 

GLI SFOLLATI

Racconta lo storico catechista della Marcelliana, il “nonno” Giovanni “Nino” Fragiacomo, 96 anni ben portati, che la Seconda guerra lasciò un segno profondo nel villaggio di Panzano: i bombardamenti distrussero strutture, impianti del cantiere e case, costringendo le famiglie a massicci sfollamenti. In quelle circostanze i frati diedero vita a una grande opera di solidarietà, aprirono le porte del convento e distribuirono pasti, attraverso il Segretariato della carità francescana.

FRA’ VICARIO E LE SALME

«Ma c’era anche bisogno di onorare i defunti – sottolinea l’arzillo catechista 96enne – e in ciò si distinse la figura di padre Isidoro Moro, detto fra’ Vicario: le salme di numerosi morti furono infatti seppellite nell’area del teatrino, dove oggi si trova il magazzino. E non di rado accadde, in seguito, che durante una partita al campetto sbucassero fuori le povere ossa di quelle salme. Capitò pure a me». 

LA CASA DELLA GIOVENTU’

Frati in prima linea anche durante il sisma del 1976: la Casa della gioventù, inaugurata dieci anni prima per consolidare la presenza della parrocchia nel rione operaio, aprì le porte a tanti friulani. «La Casa della gioventù merita un capitolo a parte – conclude Fragiacomo – Panzano, ancor prima della guerra un rione vivacissimo, negli anni ’50 registrava da sola 600 tesserati dell’Azione cattolica, un vero boom». 

EDUCAZIONE FRANCESCANA

La chiesa, chiosa lo storico catechista, «aveva un ruolo centrale nell’educazione dei ragazzi, che qui conoscevano due realtà: il cantiere e la parrocchia. Per questo figuravano molte attività (e pure un cinemino, dove però la “censura” si prodigava a cancellare ogni bacio o scena lontanamente osè per quei tempi, ndr). Pure di carattere sportivo: la Marcelliana aveva perfino una squadra di calcio, che se non erro si chiamava “Falco”».


Gelsomino Del Guercio

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