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I 90 anni del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna

I 90 anni del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna

Il Gruppo Italiano Scrittori di Montagna – Accademia di Arte e di Cultura Alpina (G.I.S.M) ha compito 90 anni, un compleanno festeggiato a Torino, presso il Museo Montagna, sabato 13 aprile 2019.

Il GISM era nato a Torino come il CAI il 14 aprile 1929 per iniziativa di Agostino Ferrari e Adolfo Balliano, come contraltare del Club Alpino Accademico Italiano, quando alcuni alpinisti e intellettuali della montagna decisero di opporsi al trasferimento del Club Alpino Italiano a Roma così come all’inquadramento dell’alpinismo nello “sport fascista”. Risultava, infatti, inaccettabile la definizione di alpinismo come semplice “sport”. Da allora, nelle sue file sono passati alcuni dei nomi più illustri dell’alpinismo e della cultura alpina italiana, impegnati nella difesa di un alpinismo inteso come fatto ideale, spirituale ed artistico. Tra le figure più significative, Spiro Dalla Porta Xydias, scomparso nel 2017, per anni presidente del Gruppo, Socio Onorario e Accademico del Club Alpino Italiano.

Con l’evento dal titolo “1929 – 2019: novant’anni di Gruppo Italiano Scrittori di Montagna” il GISM ha celebrato quest’importante anniversario.

Dopo il saluto delle autorità intervenute, il convegno è iniziato con un riassunto dei “Novant’anni del GISM” (percorso storico con immagini) a cura di Dante Colli, l’attuale presidente del GISM, alpinista, autore di oltre sessanta vie nuove nei gruppi montuosi del Trentino – Alto Adige e autore di una settantina di libri, tra saggi sulla storia dell’alpinismo, guide alpinistiche e in particolare volumi storico-artistici.

I lavori sono proseguiti con un saluto di benvenuto e un elogio da parte del presidente del CAI Sezione di Torino Gianluigi Montresor, quale sezione ospitante a cui è seguita la presentazione delle pubblicazioni del GISM (Annuario, Notiziario dei soci e Rivista “Montagna”) a cura di Giovanni Di Vecchia, vice presidente vicario, membro del Centro Operativo Editoriale del CAI, già presidente della commissione centrale pubblicazioni, che collabora con varie riviste di cultura alpina ed ha pubblicato varie opere sulla stessa.

È seguita la Tavola rotonda: “Il GISM per un nuovo umanesimo alpino” aperta da Dante Colli (l’attuale presidente del GISM, alpinista, autore di oltre sessanta vie nuove nei gruppi montuosi del Trentino – Alto Adige e autore di una settantina di libri, tra saggi sulla storia dell’alpinismo, guide alpinistiche e in particolare volumi storico-artistici), col titolo “La coscienza delle idealità”, che ha fatto risaltare l’umanesimo della montagna per il fatto che le montagne uniscono perché ci trasmettono il sentimento della vetta, la bellezza dell’invisibile, la contemplazione, il bisogno di realizzare i propri desideri, la specialità di ogni luogo e la trascendenza.

Marco Blatto (socio accademico e delegato GISM per il Piemonte e la Valle d’Aosta, autore di oltre trenta libri sulle Alpi occidentali, tra saggi e guide alpinistiche, uno tra i maggiori protagonisti dell’alpinismo esplorativo delle Alpi Graie meridionali, con oltre cinquanta vie nuove è membro del Groupe de Haute montagne francese – GHM e dell’Alpine climbing group britannico – ACG) ha poi presentato la relazione dal titolo “Il GISM e l’alpinismo. Le sfide etiche di ieri, di oggi e di domani”, che ha saputo ben evidenziare la parola chiave per iniziare una sfida: “La virtù”. Ha parlato quindi dell’Umanesimo Elvetico, che già parlava di montagna nel 500. Ci ha poi ben relazionati sulla divisione tra occidentalisti ed orientalisti per la morfologia diversa degli ambiti su cui ci si muove (più glaciale con vie di ghiaccio e misto nelle Alpi Occidentali rispetto alle Dolomiti, ove prevale l’arrampicata pura su roccia). Ha parlato in maniera esaustiva del “Nuovo Mattino” anche se per motivi di spazi editoriali non posso addentrami nei particolari, l’avvento del trapano e del chiodo a pressione cha han reso possibile (ma non eticamente) la salita di vie a goccia d’acqua come la “Via dei Sassoni” (direttissima sulla parte nord della “Lavaredo” che ha comportato 17 giorni di permanenza in parete). A questo punto è stato doveroso ricordare Spiro dalla Porta Xydias, grandiosa figura spentasi a quasi 100 anni di età, definito: “L’ultimo dei romantici”, presidente del GISM per oltre 30 anni, 107 vie nuove da lui salite, regista teatrale, più di 60 opere pubblicate e mi fermo qui perché Spiro meriterebbe di per sé un capitolo a parte nella storia del GISM e dell’alpinismo, e che si è sempre giustamente contrapposto a quest’esasperazione dell’alpinismo fuori da ogni etica, che emerge in ogni sua opera e specialmente nella tavola rotonda tenuta in passato dal GISM alla sede centrale del CAI e successivo libro: “Il sentimento della vetta”.

A seguire, Gianni Castagneri, accademico del GISM, studioso di cultura alpina, autore di numerose pubblicazioni sul paese di Balme in Val di Lanzo, dove vive, curatore da dieci anni della rivista “Barmes News” e collaboratore del “Risveglio del Canavese e delle Valli di Lanzo”, che ha trattato come argomento “La scelta etica di Balme. Un percorso riuscito.” Infatti Balme, dopo aver subito spopolamento ed abbandono, è risorta grazie ad un escursionismo intelligente estivo ed invernale (ciaspole, sci di fondo, escursioni) che ha saputo dire di “no” all’eliski e agli impianti di risalita.

È stata poi la volta di Claudio Smiraglia, accademico del GISM, già professore ordinario di Geografia Fisica presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Milano, che ha compiuto missioni scientifiche sui ghiacciai dei vari continenti, responsabile di numerosi progetti di ricerca e rappresentante italiano presso l’International Glaciological Society, ex presidente del Comitato Glaciologico Italiano e del Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano e socio onorario del Club Alpino Italiano, che ha trattato con abilità e perizia il tema: “Montagna, ghiacciai e clima: etica ed estetica di un cambiamento” con evidente rammarico e pessimismo sulle condizioni in cui riversano i nostri ghiacciai, quasi definendoli una cosa viva, come una specie in via d’estinzione, ma con un’immagine finale rappresentata da un arcobaleno che riporta un’esortazione apostolica del 2015 di Papa Francesco che recita in sintesi: “L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”.

Il convegno è finito con la presentazione del libro di Raffaele Occhi e Alfredo Corti: “Dall’alpinismo alla lotta partigiana”, nell’ambito di “Leggere le montagne”, a cura della Biblioteca Nazionale del CAI con il Museo Nazionale della Montagna.
Sono intervenuti: Raffaele Occhi (accademico del GISM), Giovanna Galante Garrone (storica dell’arte) e Daniela Berta (direttrice del Museo della Montagna), che hanno concluso i lavori di questo corposissimo convegno.

 

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