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I Pirati dei Navigli nella Milano '80

I Pirati dei Navigli nella Milano ’80

   MARCO PHILOPAT, ‘I PIRATI DEI NAVIGLI‘ (BOMPIANI, PP 320, EURO 17).

   Erano gli anni ’80, quelli della Milano da bere per pochi e della Milano ‘delle pere’ dei molti disperati. In questo clima si sviluppò quella sacca di resistenza e scintilla di controcultura che Marco Philopat – scrittore ed editore – ricostruisce nel suo ultimo romanzo, ‘I pirati dei Navigli‘, in libreria per Bompiani. I pirati dei Navigli – racconta Philopat, che riprende la narrazione lì dove l’aveva interrotta con il romanzo culto del punk ‘Costretti a sanguinare’ – erano il gruppo di occupazione del centro sociale Conchetta, che aveva fatto una lotta creativa per riprendersi lo spazio dopo che era stato sgomberato nel gennaio del 1989″. Nell’arco di nove mesi, dal gennaio al settembre 1989, “ci inventiamo di essere una crew di pirati sui Navigli del Ticinese, dove facciamo le nostre scorribande, con tanto di finto arrembaggio al gommone che trasportava il sindaco Pillitteri, venuto a presentare i progetti di riqualificazione della Darsena. Noi avevamo i costumi da pirati comprati al supermercato e i gommoni da bambino, l’unica cosa originale da pirati era il rhum che avevamo in corpo, che ci ha dato il coraggio di attaccare la corazzata del sindaco, ultimo passo prima di restituire Conchetta alla città”.
    La storia – di cui è protagonista lo stesso Philopat – inizia nel 1984, dallo sgombero del centro sociale Virus, con i punk sopravvissuti che tentano di riorganizzarsi aggregandosi intorno alla libreria Calusca e a Primo Moroni, scrittore e libraio che fu punto di riferimento della sinistra extraparlamentare, degli anarco punk e del sindacalismo di base fino a tutti gli anni Novanta. Nasce lì, sulle sponde dei Navigli, quella riflessione sulle nuove tecnologie da cui prendono vita la rivista Decoder, “la prima impaginata al computer”, e lo spazio Helter Skelter, che all’interno del Leoncavallo ospita proposte culturali multimediali, ma anche il primo rap e mostre sui graffiti con writer newyorchesi, nonché gruppi da tutta Europa“.
    A raccontare questa “anomalia ribelle nella Milano floscia dei socialisti rampanti”, è il “personaggio Philopat, creato con le testimonianze degli amici di allora, puntando sulla parte più imbranata e disarticolata di me, per costruire un avatar antieroe in cui il lettore si possa identificare”. Se per un milanese ‘I pirati dei Navigli‘ è un pezzo di storia della cultura underground cittadina, per tutti gli altri il romanzo “è la storia di rivoluzionari senza rivoluzione, la dimostrazione di come, anche in un periodo moscio come quello di adesso, con intelligenza e coraggio – dice Philopat – ci si possa inventare qualcosa per rendere la società più egualitaria e sostenibile”.
    Lui ci prova ancora con la sua Agenzia X, casa editrice che il 28 ottobre organizza a Milano un convegno su mezzo secolo di controcultura e sull’università della strada.
   

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