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Istat, 2018 crollo nascite: l'Italia non è un Paese per donne, figurarsi per un figlio

Istat, 2018 crollo nascite: l’Italia non è un Paese per donne, figurarsi per un figlio

È recessione demografica nera in Italia, dove nel 2018 si è toccato il record negativo di nascite, solo 439 mila bimbi, a rilevarlo è l’Istat nel consueto rapporto annuale. Secondo i dati provvisori relativi al 2018, i neonati iscritti all’anagrafe nel 2018 sono quasi 140 mila in meno rispetto al 2008. Un “declino demografico” che racconta come il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni – qui i dati si fermano però al 2016 – non abbia ancora avuto figli.

Involuzione dei costumi sociali, dice qualcuno, i giovani preferiscono avere un cane o un gatto anziché un figlio.  Le precedenti generazioni, nonostante non avessero gli aiuti sociali che tutti adesso vorrebbero, chiosa il passatista, faceva figli. La recessione demografica è un segno evidente di benessere e di poca vocazione al sacrificio. E aggiunge l’immancabile confronto con gli stranieri, portati, loro sì, al sacrificio, al prolificare, eccetera.

Un mala tempora currunt diffuso e tuttavia contraddetto da un altro dato diffuso da Istat: coloro che dichiarano che l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita sono meno del 5%.

L’Italia non è un Paese per donne, figuriamoci per un figlio. In compenso è il Paese ideale per gli ultracentenari, che sfiorano i 15mila, record europeo assieme alla Francia. Non che gli individui dagli 85 anni in su se la passino male, beninteso: al 1° gennaio 2019 si stima che fossero circa 2,2 milioni, pari al 3,6% del totale della popolazione residente in Italia, che si fregia di un buon 15,6% di over 65 anni.

Laddove per gli uomini le dimissioni volontarie dal lavoro dipendono da un cambio di lavoro, per le donne, nell’80% dei casi, la scelta si deve alle difficoltà di conciliare casa e lavoro. Nel 2016, quasi il 20% delle donne italiane ha motivato la propria assenza dal lavoro, o il ripiego a un part-time, con la carenza di infrastrutture in grado di tenere i propri figli durante il tempo di lavoro.

La legge di bilancio per il 2019 approvata dall’attuale Governo non
ha rinnovato il beneficio del «contributo per i servizi di baby-sitting e per i
servizi all’infanzia» introdotto in via sperimentale per il triennio 20132015
e prorogato per il biennio 20172018, e lo stesso bonus asilo nido scadrà il 31 luglio 2019.

La scarsità di asili nido, il modo in cui sono concepiti i congedi parentali in breve l’insieme delle politiche relative alla cura della prima infanzia proposte finora in Italia fanno sì che le donne dedichino mediamente il 19,2% della loro giornata al lavoro familiare contro il 6,7% degli uomini.

«Ti ho sposato per allegria» diceva al marito la simpatica Giuliana interpretata da Monica Vitti nel film omonimo diretto da Natalia Ginzburg nel 1967, e in effetti un po’ di allegria non dovrebbe mancare, neppure nel sacro e serio affair familiare. Come correre il rischio dell’allegria di un figlio se il 17% delle donne che lavorano non ha neppure un conto corrente (dunque nella maggior parte dei casi lavora in nero) e non gestisce il guadagno del suo lavoro? Il 23% delle donne italiane in generale non ha proprio un conto corrente e in alcune Regioni, specie nel Sud, la percentuale tocca il 40%.  Solo il 21% delle donne possiede un conto corrente personale. L’85% delle famiglie monoreddito in condizioni di povertà assoluta, curiosa contraddizione tutta italiana, ha però come riferimento una donna. I dati provengono dal Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) che li ha diffusi in un recente convegno eloquentemente intitolato Donne invisibili  e promosso da AsviS nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile, con lo scopo di istituire una Commissione per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere tramite «l’empowerment femminile».

A tal punto l’Italia non è un Paese per donne che c’è bisogno di «empowerment femminile», «empowerment femminile» in ogni dove, dietro ogni pretesto, fosse anche solo la partita di calcio della nazionale femminile, le cui gesta vengono decantate al cospetto dell’intellighenzia femminista in onda su Rai 3, dove, ospite della trasmissione di Lucia Annunziata, Dacia Maraini si complimenta con le calciatrici italiane perché «non praticano alcuno schema di seduzione, neanche sottilmente».

L’italia non è un Paese per chi pratica la seduzione, figuriamoci per chi voglia fare altro per allegria.

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