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La salute mentale della mamma: un benessere da salvaguardare

La salute mentale della mamma: un benessere da salvaguardare

La salute ed il benessere mentale della donna che sta per diventare mamma riguardano una sfera estremamente delicata. Nei confronti dei disagi psicologici che colpiscono le fasi antecedenti, durante e post-gravidanza, esiste un forte stigma sociale, un pregiudizio che spesso ha l’effetto di peggiorare la situazione.

Il periodo perinatale, che va dalla gravidanza al primo anno post-partum, può essere estremamente faticoso per molte donne e per circa 2 donne su 10 può essere interessato dalla convivenza con disturbi psicologici di media ed importante entità. Purtroppo, circa il 17% delle donne interessate da depressione e/o ansia in gravidanza e post-partum, non chiede immediatamente aiuto temendo un possibile pregiudizio sociale e familiare. Questi disturbi possono manifestarsi, anche in assenza di situazioni patologiche pregresse, spesso a causa di un insieme di fattori sia sociali sia legati alla storia familiare, che predispongono ad un rischio. L’impatto delle psicopatologie perinatali coinvolge non solo la donna, ma anche il rapporto mamma-bambino, nonché il rapporto di coppia e familiare.

Nel 82% delle situazioni di disagio psicologico perinatale si osserva una sostanziale mancanza di diagnosi precoce, che dovrebbe consentire di individuare i soggetti maggiormente a rischio per supportarli durante il lungo periodo. Questa situazione è stata ben descritta dal Movimento mondiale sulla salute mentale perinatale, che ha istituito la giornata dedicata alla salute mentale materna, focalizzando l’attenzione su due aspetti fondamentali: la mancanza di azioni di informazione/sensibilizzazione e l’impiego di indicatori specifici che possano inquadrare una condizione di predisposizione e rischio allo sviluppo di patologie mentali perinatali.

Le situazioni di rischio:

Nella fase antecedente alla gravidanza e durante la stessa, il benessere mentale della mamma può essere influenzato da fattori fisiologici e fattori familiari, che talvolta si sommano. Nell’attività di counselling preconcezionale sarebbe buona prassi includere anche uno screening dei fattori di rischio legati alla salute mentale, e non erroneamente considerarlo solo nei casi di disturbi conclamati quali depressione o stati ansiosi. In alcune situazioni la presenza di un disagio grave (psicosi, disturbi della personalità, condizioni che necessitano di terapie farmacologiche importanti, solo per citarne alcune) potrebbe essere incompatibile con una gravidanza, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico. E’ necessario valutare le situazioni di rischio, anche nei casi in cui non sia presente neanche una forma depressiva o ansiosa al momento, ma si riscontrino alcuni dei seguenti indicatori: eventi traumatici quali lutti familiari, traumi fisici, precedenti aborti ravvicinati, gravidanze precedenti difficili, relazioni complesse o violente con il partner, in altri termini, tutti gli elementi in grado di generare blocchi emotivi, stati d’ansia, paura ed inadeguatezza con manifestazioni anche non immediate. Altri indicatori importanti da tenere in considerazione sono storie di familiarità per depressione post-partum, il soffrire nel periodo preconcezionale di sindrome premestruale con importantissimi sbalzi umorali, soffrire di scompensi ormonali non adeguatamente tenuti sotto controllo. Sarebbe molto utile considerare nello screening preconcezionale anche la storia clinica familiare delle donne della propria linea antenatale, valutando la presenza di diabete, disturbi tiroidei, gravidanze multiple, disturbi della condotta alimentare, terapie farmacologiche importanti assunte prima di avere una gravidanza.

I vantaggi della diagnosi precoce

Il rilevamento dei fattori di rischio si rivela importante non solo prima e a cavallo della gravidanza ma anche nella fase post-partum, soprattutto quando facilmente possono instaurarsi condizioni transitorie di smarrimento e disagio, talvolta causate da uno squilibrio ormonale, come ad esempio nella caduta estro-progestinica, dove parliamo di “maternity blues”. In questo caso la condizione di disagio e tristezza può rientrare nell’arco di 10 giorni; tuttavia proprio perché è un periodo così delicato, la mamma necessita di tutto il supporto clinico possibile e dell’ascolto da parte degli operatori del benessere perinatale, per poter verificare se si tratti di una situazione transitoria o meno. La difficoltà nel rapportarsi con il proprio bambino, lo stato depressivo post-partum, i disturbi ansiosi, che si accentuano a causa dello stress o dal senso di inadeguatezza, sono tutte situazioni possibili e sarebbe più facile tenerle sotto controllo se nel percorso di accompagnamento perinatale fosse compreso un costante supporto psicologico.

Se sei una mamma in attesa o sei da poco diventata mamma e senti uno di questi sintomi, parlane con il tuo medico di fiducia che saprà consigliarti e sostenerti.

Il benessere psicologico durante e dopo una gravidanza può essere influenzato da tanti fattori e nessuna donna si può dire totalmente esclusa da un possibile disagio, trovandosi ad affrontare una serie di stravolgimenti e cambiamenti, che possono sopraffare anche la persona più forte. Purtroppo nei confronti di questo argomento c’è un pregiudizio che induce molte donne a non chiedere aiuto, temendo di essere additate come madri inadeguate, di essere giudicate dai propri familiari – cosa che capita sovente – di essere escluse dal mondo del lavoro con conseguente aggravamento dello stato di insoddisfazione. E’ proprio questo che bisogna evitare, perché una donna il cui benessere psichico in gravidanza è turbato, è una donna che ha bisogno di essere sostenuta, affinché possa vivere la sua genitorialità serenamente con tutto l’aiuto possibile e senza addossarle ulteriori sensi di colpa. Nell’80% dei casi di mamme che hanno sofferto di depressione post-partum e di crisi d’ansia, è stato segnalato dalle stesse un constante senso di solitudine e d’isolamento. Nei casi in cui ci sia stata l’apertura e l’ascolto da parte degli operatori della salute perinatale nonché l’educazione alla genitorialità, molte situazioni di disagio si sono risolte con grande successo.

 

 

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