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La storia della camiceria italiana: intervista a Simone Finamore

La storia della camiceria italiana: intervista a Simone Finamore

Abbiamo incontrato Simone Finamore, Direttore Generale della storica azienda di camiceria nata a Napoli nel 1925, quando la Signora Carolina decise d’impiantare il suo primo laboratorio nel centro antico di Napoli, realizzando camicie per una clientela selezionata ed accorta, secondo le regole dell’alta sartoria partenopea.Simone, insieme a Paolo, Andrea ed Annamaria, fanno parte della terza generazioni dell’azienda sono praticamente cresciuti tra gli scampoli di tessuto e le “filosofie” del buon vestire.

Come nasce la storia di questa azienda? Noi nasciamo nel 1925 e oggi siamo proiettati alla quarta generazione. La mia bisnonna era una camiciaia che facava camice su misura. Poi c’è stata mia nonna e poi i miei genitori che hanno ampliato l’azienda. Adesso ci siamo noi figli.

Vi trovavate già al centro di Napoli? C’era proprio un piccolo atelier in cui la mia bisnonna faceva camice su misura.

Aveva già questo nome? Sì, sempre Finamore.

Da lì c’è poi stata un’evoluzione, vero? A partire dalla bisnonna è sempre stata un’evoluzione. Da un’atelier semplice Finamore è diventata una “aziendina” e oggi è un’azienda che abbiamo fatto crescere.

Quali sono i valori che portate con voi? Noi ci portiamo sempre dietro la tradizione. Ancora oggi facciamo un prodotto artigianale e tradizionale. Ci tengo molto a sottolineare proprio l’aspetto legato alla tradizionalità, perché noi ci dedichiamo alla sartoria tradizionale. Facciamo ancora le cuciture e i dettagli a mano. Non abbiamo 58 dipendenti, ma 58 sarte, che fanno la camicia come la faceva mia nonna. Certo adesso i tempi si sono ridotti perche ci sono alcuni macchinari che aiutano delle fasi della realizzazione del capo, ma la camicia è sempre la stessa del 1925.

Una curiosità: avete ancora delle camice fatte dalla bisnonna? Abbiamo qualche camicia nell’archivio, risalgono agli anni ’60.

A Napoli siete ancora nello stesso atelier in cui è nata Finamore? No, ma la nostra sede è rimasta a Napoli.

Vi fermate mai a pensare a quello che la vostra bisnonna potrebbe pensare oggi di Finamore? Penso che sarebbe incredula di fronte a quanto siamo riusciti a realizzare!

Parliamo di questo progetto che coinvolge il Teatro San Carlo. Conosciamo la sovrintendente del teatro e insieme a lei e insieme ad altre 7 aziende abbiamo dato vita a questo progetto di sponsorizzazione del Teatro. Questo progetto di chiama “Concerto di imprese”. Grazie a queste sponsorizzazioni da parte delle aziende, il Teatro può garantire un cartellone un po’ più ampio. A noi è piaciuto il progetto perché si tratta di un’idea che ci lega ad una forte istituzione del nostro territorio.

Finamore per il Teatro San Carlo

Le persone del San Carlo indosseranno le vostre camice? Sì, ci sarà qualche orchestrale e anche qualche direttore d’orchestra.

Sono tutte in vendita? Tutte le camice sono in co-branding, consegnate con la nostra etichetta e con il logo del Teatro.

Cambiamo progetto: come nasce questa nuova linea di Finamore 170 a 2? Qui siamo di fronte a tutt’altra idea. Fondamentalmente noi siamo già posizionati piuttosto in alto nel mercato, per la manifattura e per la qualità dei tessuti che utilizziamo. Abbiamo voluto alzare ancora un po’ il livello utilizzando questo speciale cotone egiziano dal titolo 170 a 2, secondo noi il migliore per la camicia. L’obiettivo è quello di creare dipendenza nell’utente finale. Un tessuto così morbido che sembra seta, crea dipendenza! Per questa camicia abbiamo tenuto un prezzo contenuto, costa poco meno di 300€.

170a2

Voi lavorate molto con il su misura? Sì, abbiamo molti clienti che vogliono il su misura. Spesso realizziamo eventi con i clienti che così possono avere le nostre camice su misura.

Quali sono i mercati per voi più importanti? Sicuramente l’Europa. In Europa facciamo il 70% del fatturato. Poi vengono Corea, Giappone e Stati Uniti. Germania, Olanda e Scandinavia sono molto appassionati al nostro prodotto.

Avete pensato a un monomarca? Lo abbiamo già realizzato, ma poi siamo tornati sui nostri passi. Sostanzialmente crediamo che l’azienda debba fare l’azienda e il negoziante debba fare il negoziante. Due lavori diversi con competenze differenti. Nel prossimo futuro per noi non ci sono progetti nel mondo del retail.

Per quanto riguarda invece il mondo del web? Abbiamo un nostro e-commerce aziendale che ci sta dando soddisfazioni. Sul fatturato l’e-commerce incide il 6-7%. Con il nostro kit si può realizzare la camicia su misura anche online.

Fonte foto: Della Volpe Partners / Finamore 1925

Fulvio Aniello

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