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L'Odissea è stata scritta da Nosside di Locri

L’Odissea è stata scritta da Nosside di Locri

“Gli antichi miti risuonano nella terra della Calabria, noi calabresi respiriamo il mito, apparteniamo ad una straordinaria tradizione culturale, occorre prendere consapevolezza della ricchezza che possediamo”. Con queste parole, inizia il suo dialogo Adriano Scarmozzino, scrittore e appassionato di cultura classica, nato a Vibo Valentia nel 1971 e autore del saggio “Il mistero rivelato: Nosside di Locri Epizefiri, la sublime poetessa dell’Odissea italica”.

Pubblicato, da pochi giorni, il primo dei quattro volumi che apre scenari suggestivi sugli studi omerici. Lo scrittore parte da un presupposto troppe volte sottovalutato: la storia della letteratura antica ci insegna che non esiste una sola Odissea, ma tante versioni del poema scritte successivamente all’epoca di Omero.

Una di queste versioni sarebbe stata scritta dalla poetessa di Locri, Nosside. Il percorso che ha condotto lo studioso su questa strada è iniziato durante gli anni del liceo classico, quando rimase colpito dalle tesi dello scrittore e studioso inglese Samuel Butler, il quale sosteneva che l’Odissea fosse stata scritta da una donna vissuta nella Magna Grecia.

Col passare del tempo, si è interessato sempre di più alla storia di una colonia greca, l’antica Locri Epizefiri, ricca di storia e di capolavori architettonici. In seguito, ha iniziato a studiare le tesi del professor Franco Mosino e degli studiosi Harmin e Hans Helmut Wolf; il primo ha sostenuto, nei propri studi, l’origine dell’Odissea nel territorio della provincia di Reggio Calabria; i fratelli Wolf hanno saputo tracciare la rotta del viaggio di Ulisse, così come descritto nel poema, e hanno affermato la coincidenza tra la Calabria e la terra dei Feaci, il popolo che ospitò Ulisse durante una tappa del suo lungo viaggio di ritorno a casa.

Questi studi lo hanno coinvolto sempre di più e spinto a scavare tra le viscere della storia della Magna Grecia. Per approfondire le ricerche nel 2015 si è recato presso il Museo e Parco Archeologico di Locri, viaggio poi ripetuto nel 2017, per esaminare con attenzione i resti dell’antica Locri Epizefiri.

Sempre nel 2017 è giunto a Carfù per capire quale territorio potesse essere associato all’antica terra dei Feaci. Attraverso lo studio dell’archeologia e l’analisi dei versi dell’Odissea alcuni dubbi sono scomparsi.

I suoi studi lo hanno condotto a un solo nome: Nosside, la più grande poetessa della Magna Grecia, donna aristocratica e molto intelligente che con i suoi versi emulò non solo quelli di Saffo, ma probabilmente anche quelli del poeta greco. La sua approfondita ricerca, durata dieci anni, è suddivisa in quattro libri.

Il Libro Primo contiene una lunga introduzione dedicata a Locri Epizefiri, dato che per molti è una città del tutto sconosciuta. La possibilità di conoscere, brevemente, la storia, l’archeologia, i capolavori artistici, l’organizzazione politica, le attività commerciali, i culti religiosi, il ruolo delle donne è una premessa utile per poter cogliere i punti della teoria esposta.

Nel Libro Secondo si effettua uno studio sulla geografia di Locri in relazione all’Odissea, mettendo in evidenza le analogie tra la terra dei Feaci e il territorio di Locri. Inoltre, la Casa dei Leoni di Locri è il possibile luogo di ispirazione preso a riferimento dalla poetessa per molte descrizioni contenute nel poema.

Nel Libro Terzo vi è uno studio relativo ai principali protagonisti dell’Odissea italica, con interessanti ipotesi che vedono nuovamente al centro la poetessa Nosside e alcuni suoi familiari (Euriclea potrebbe, ad esempio, ricordare la figura della nonna della poetessa). Nel Libro Quarto viene analizzata la figura della possibile autrice dell’Odissea italica da un punto di vista letterario, citando alcuni suoi versi e mettendo in relazione la sua produzione letteraria con quella di altri autori del passato, in particolare con la poetessa Saffo.

Vengono evidenziate anche le connessioni culturali con il grande poeta Stesicoro e altri poeti vissuti nella Magna Grecia. Alcuni frammenti di questi poeti vengono messi a confronto con i versi dell’Odissea per ipotizzare possibili contatti.

L’opera, quindi, sarebbe stata scritta nel IV secolo a.C.

in cui accaddero eventi molto simili a quelli descritti nel poema: la città di Locri Epizefiri fu sottomessa alla tirannia di Dionigi il Giovane e fu poi rovesciata attraverso un evento violento e tragico che portò alla strage dei suoi uomini, alla cattura e alla successiva uccisione dei suoi familiari. Il tiranno fu poi inviato in esilio presso la città di Corinto e, dopo questo travagliato periodo politico, seguì la nascita di una democrazia.

Il professore Agostino Pertusi ha identificato nel monaco Leonzio Pilato, originario di Seminara Calabra, il traduttore dalla lingua greca alla lingua latina del codice dell’Odissea, conservato presso la Biblioteca Marciana di Venezia, su richiesta di Petrarca e Boccaccio. Scarmozzino suggerisce di indagare su una possibile ipotesi aggiuntiva, ovvero che il testo in lingua greca usato per la traduzione del poema possa essere giunto proprio dalla Calabria.

Dunque la versione dell’Odissea che, tutti noi, abbiamo studiato a scuola, sarebbe stata scritta da Nosside e la sua opera si diffuse forse grazie ai monaci amanuensi. Adriano Scarmozzino, con molta umiltà, ritiene di non avere certo raggiunto una verità inconfutabile, ma di aver individuato un percorso di indagine credibile e dieci anni di lungo lavoro lo hanno portato verso una sola e unica direzione: il testo dell’Odissea, che noi conosciamo, proviene dalla Magna Grecia.

Attraverso parole cariche di commozione, lo studioso ha confessato di aver dedicato molto tempo a questo progetto, con un unico obiettivo, quello di restituire alla sua terra almeno una piccola parte di quanto gli è stato generosamente donato da  gente meravigliosa, manifestando la volontà di voler contribuire, con i propri studi, a restituire dignità alla nostra cultura e a quella della Magna Grecia, che col passare del tempo diventa sempre di più sottovalutata o addirittura ignorata. Una storia che ha dello straordinario, l’Odissea è donna e la Calabria potrebbe ritornare al centro del mondo, evidenziando, ancora una volta, la sua cultura millenaria, a distanza di quasi cinquant’anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace.

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