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Mercatone Uno, dal successo al fallimento: la storia dell'azienda

Mercatone Uno, dal successo al fallimento: la storia dell’azienda

La storia di Mercatone Uno, famoso marchio della grande distribuzione e dell’arredamento, è una parabola che ha portato l’azienda dai primi passi in Emilia Romagna al successo in tutta Italia fino alla crisi e al fallimento. Il 25 maggio 2019 Shernon Holding, la società che aveva acquisito nell’agosto 2018 i 55 punti vendita di Mercatone Uno in tutta Italia, viene dichiarata fallita, con i dipendenti che lo vengono a sapere dai social network, e lasciati a casa improvvisamente.

I primi passi e il successo

L’azienda muove i primi passi con la costituzione negli anni ’70 da parte di Romano Cenni di Siel (Società Italiana Elettronica) per la vendita di radio, televisori ed elettrodomestici. L’azienda si specializza negli elettrodomestici, nei mobili e nell’arredamento. Nel 1978 viene fondato il primo punto vendita del gruppo, il Mercatone Germanvox, con sede a Toscanella di Dozza, in Emilia Romagna. Di qui, negli anni ’80, lo sviluppo del marchio con l’inaugurazione di diversi punti vendita. Il boom arriva negli anni ’90 con una grossa crescita dell’azienda che porta il marchio su quasi l’intero territorio nazionale arrivando a oltre 90 punti vendita, con uniche eccezioni le regioni Valle d’Aosta, Molise, BasilicataCalabria e Sardegna.

L’avventura nel ciclismo e i trionfi di Pantani

Alla fine degli anni ’90 nasce un legame che segnerà la storia del gruppo: quello con il ciclismo e con il nome di Marco Pantani. Il patron Romano Cenni investe e insieme al direttore sportivo Luciano Pezzi avvia un progetto di squadra creata attorno al Pirata per portarlo a competere per le grandi corse a tappe. Così la maglia gialla e azzurro della Mercatone Uno diventa un simbolo inconfondibile che accompagna le gesta su strada di Pantani, che nel 1998 conquista Tour e Giro d’Italia. Per ricordare questa epopea, una maxi-biglia di Pantani viene posta davanti al centro direzionale dell’azienda a Imola, nella torre situata accanto all’Autostrada A14.

Le difficoltà e l’ingresso in amministrazione straordinaria

Le prime difficoltà per Mercatone Uno arrivano con la crisi economica alla fine del primo decennio del nuovo millennio e la difficoltà a tenere il passo coi tempi. Giunta ad avere 3.700 dipendenti distribuiti su 79 negozi, nel 2015 dopo un periodo di crollo del fatturato (sceso a circa 500 milioni), l’azienda annuncia inizialmente la riduzione del 50% dei punti vendita. Per i dipendenti è tempo di licenziamenti e cassa integrazione, e presto si aprono le porte del commissariamento. Mercatone Uno ha in quel momento, come riportato dal Sole 24 Ore, 425 milioni di debiti. Ed entra in amministrazione straordinaria.

I primi tentativi di vendita

Dopo un primo bando di vendita non andato a buon fine nel 2016 e un secondo nel febbraio 2017, a dicembre 2017 si apre qualche spiraglio per il marchio. Sul tavolo dei commissari straordinari Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari arrivano infatti sette offerte vincolanti per l’acquisto dell’azienda.

L’inchiesta per bancarotta sui vertici dell’azienda

In parallelo alle vicende della crisi aziendale, era partita intanto un’inchiesta sui vecchi vertici dell’azienda che ha portato, a gennaio 2018, la Procura di Bologna a inviare otto avvisi di fine indagine per bancarotta fraudolenta per distrazione. I fatti contestati vanno dal 2005 al 2013.

L’acquisizione di Shernon Holding

Ad agosto 2018 Shernon Holding Srl acquisisce i 55 punti vendita di Mercatone Uno distribuiti in tutta Italia, oltre alla sede direzionale di Imola e alla piattaforma logistica di San Giorgio di Piano. L’acquisizione ha un valore di 25 milioni di euro e sembra l’inizio di una nuova era per lo storico marchio.

Il fallimento di Shernon Holding

Ma ad aprile 2019 Shernon Holding presenta domanda di ammissione al concordato preventivo viste le istanze di fallimento presentate da alcuni fornitori, una richiesta dichiarata inammissibile dal tribunale di Milano, proprio a causa dell’indebitamento. Il concordato preventivo è infatti una procedura alla quale possono aderire aziende in crisi nel tentativo di arrivare a un risanamento. Il 25 maggio 2019 arriva la notizia che Shernon Holding è dichiarata fallita dal tribunale di Milano. Gli oltre 1800 dipendenti lo apprendono dai social network e mettono in atto presidi e sit-in in tutta Italia. “Non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’azienda“, spiega Luca Chierici, segretario della Filcams di Reggio Emilia.

Impossibile continuare l’attività imprenditoriale

Il tribunale di Milano ha riscontrato, per la Shernon Holding, un indebitamento complessivo di 90 milioni maturato in nove mesi, con perdite gestionali fisse di cinque-sei milioni al mese, aggiunto “alla totale assenza di credito bancario e di fiducia da parte dei fornitori”, spiega l’avvocato Marco Angelo Russo, curatore fallimentare di Shernon. Nessuna possibilità di continuare l’attività imprenditoriale sotto l’egida del curatore fallimentare, al fine di conservare il valore dell’azienda e i posti di lavoro: troppo elevati i costi da affrontare rispetto ai ricavi possibili.

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