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Milano, l’installazione “The fashion experience” mostra la verità su quello che indossiamo

in foto: (Foto: 2019 Claudio Montesano Casillas)

Sapete quanti litri d’acqua servono in media per produrre un paio di jeans? Circa 3.800. E sempre per lo stesso paio di pantaloni si impiegano 12 metri quadri di terreno, 18,3 Kw/ora di energia e si emettono nell’atmosfera 33,4 chili di anidride carbonica. Se adesso immaginate che ogni anno in tutto il mondo vengono prodotti tre miliardi e mezzo di jeans si può comprendere quanto questa filiera impatti sull’ambiente. I numeri sono solo alcune delle curiosità che si potranno scoprire grazie all’installazione “The fashion experience – La verità su quello che indossi”, promossa dalla onlus Mani Tese in collaborazione con il Comune di Milano e visitabile gratuitamente dal 21 al 30 giugno nel capoluogo lombardo. All’inaugurazione, prevista per il 21 giugno alle 11 in piazza XXIV Maggio (zona Darsena – Navigli) parteciperà anche l’assessore alle Attività produttive e commercio di Milano Cristina Tajani.

L’installazione multimediale sarà visitabile dalle 10 alle 22: i volontari e le volontarie di Mani Tese accompagneranno i visitatori attraverso tre ambienti, mostrando loro ciò che si nasconde dietro un paio di jeans o anche una maglietta. L’industria tessile non ha solo un impatto devastante sull’ambiente, ma anche sul piano sociale: si stima che la filiera rappresenti la seconda industria maggiormente esposta al rischio di forme di schiavitù moderna, in particolare nei confronti di donne e minori. Sarebbero 152 milioni i bambini costretti a lavorare in tutto il mondo per produrre i vestiti che indossiamo: 73 milioni dei bimbi sono alle prese con lavori pericolosi. Chini nei campi di cotone, oppure chiusi all’interno di malsani laboratori artigianali e nelle grandi fabbriche, i bambini possono lavorare anche fino a 12 ore al giorno per salari medi che non superano i 200 dollari al mese.

“L’installazione ‘The Fashion experience‘ punta a diffondere la consapevolezza e sensibilizzare rispetto al rovescio della medaglia del modello della fast fashion – dichiara Giosuè De Salvo, responsabile Advocacy, campagne ed educazione di Mani Tese – Nell’ultimo decennio la consapevolezza di questa insostenibilità ha portato allo sviluppo di alcune innovazioni sui processi produttivi in un’ottica prevalentemente di circolarità, di risparmio delle risorse e di estensione del ciclo di vita del prodotto. Occorre però incidere in maniera più rapida e significativa sulle basi stesse del modello di business, in particolare su consumo e produzione eccessivi attraverso un cambiamento sistemico”.

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