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Mirko Zambon e il suo viaggio on the road per ritrovarsi

Mirko Zambon e il suo viaggio on the road per ritrovarsi

Mirko Zambon, 23enne veronese di Roncà, ha messo le sue «poche certezze» in uno zaino ed è volato dall’altro capo del mondo per riprendere in mano la sua vita. Ecco che nel marzo scorso ha affrontato un viaggio di migliaia di km che l’ha portato in Australia. Da allora sono trascorsi cinque mesi, ecco un primo bilancio della sua avventura lontano da casa.

Mirko Zambon e il suo viaggio on the road

«Tutto è iniziato un anno fa – ci spiega Zambon – mi sono trovato poco più che ventenne che non capivo perché stavo lavorando, che obiettivi avevo. Era come se avessi perso un po’ il bandolo della matassa. Ricordo che è bastata una cavolata per far scattare in me una voglia di evadere da quella che era la mia quotidianità: era il mio compleanno e avevo chiesto il giorno libero dal lavoro ma me l’hanno negato. Ricordo che mi misi a piangere non tanto perché avessi in mente di fare chissà cosa ma perché mi sentivo schiavo della mia vita. Al che mi sono detto o cambio adesso o non cambio più. Ho parlato con i miei genitori, con i quali ho un rapporto bellissimo, e ho spiegato loro quanto il lavoro fosse per me una gabbia mentale. Ho deciso quindi di licenziarmi e di imparare un nuovo mestiere che mi sarebbe tornato utile anche fuori dall’Italia. Ecco che ho iniziato a lavorare come pizzaiolo e mi sono messo a cercare quale Paese potesse fare al caso mio e la risposta è stata: Australia».

L’arrivo nella “terra dei canguri”

Ecco che Zambon ha lasciato l’Italia con un Working holidays Visa. Zaino in spalla e con la mente piena di idee è atterrato a Perth dopo 32 ore di viaggio e tre scali, scelta low cost per non dilapidare il «gruzzoletto» che aveva messo da parte: «Conoscevo l’inglese a livello scolastico e le uniche parole che del mio vocabolario erano: I don’t know e I don’t understand – racconta Zambon – Il mio arrivo in Australia non è stato così easy. Già in aeroporto mi hanno fermato quelli della sicurezza e torchiato per un’ora perché ero vestito militare. Superato questo ostacolo, ho cercato di raggiungere a piedi un ostello che avevo prenotato dall’Italia ma viste le distanze chilometriche ad un certo punto ho fermato un taxi e mi sono fatto accompagnare. Sono arrivato che era notte fonda e non c’era nessuno alla reception così ho dormito sul divano posto all’ingresso».

Io e il mio van

Lì ha incontrato i primi compagni di avventura, dei ragazzi che come lui hanno lasciato il Paese d’origine alla ricerca di nuovi stimoli. Tra questi, Danilo «Un ragazzo italiano che era arrivato in Australia una settimana prima di me – spiega Zambon – e l’ho convinto a prendere parte al mio viaggio». Ecco che il 23enne ha investito tutti i suoi risparmi e ha comprato un van che ha iniziato ad allestire con pezzi di seconda mano. Ha iniziato a viaggiare e al tempo stesso a lavorare adattandosi a qualsiasi tipo di mestiere: dal muratore al giardiniere. Sono arrivati i primi soldi e sempre grazie alla «solidarietà italiana» ha conosciuto Paolo e un imprenditore vitivinicolo che tramite un’agenzia l’hanno introdotto al lavoro dei campi. Quest’esperienza non è stato però tutta rose e fiori: «Ci sono stati anche giorni in cui non avevo nemmeno i soldi per comprarmi da mangiare», spiega Zambon.

Dall’Australia all’India

Il mestiere di pizzaiolo però «l’ha salvato», in Australia infatti è una professione ben pagata e questo gli ha permesso di guadagnare e viaggiare: realizzando i sogni che si era posto prima di partire. A cinque mesi dalla partenza, il roncadese ora ha lasciato l’Australia: «Ho approfittato del fatto che il mio migliore amico si sposa in India, ho fatto un biglietto di sola andata e a breve volerò a New Delhi – conclude il 23enne – Ho lasciato il mio Van “in custodia” ad amici italiani conosciuti in Australia per cui diciamo che è solo un arrivederci. L’idea è di rimanere in India per massimo due mesi». Il primissimo bilancio di questa avventura è quindi più che positivo: «Mi ha dato molto più di quello che mi aspettavo, soprattutto a livello umano. Ho quasi paura di tornare per affrontare i limiti mentali che ci sono nel nostro Paese. Ora mi sento libero nonostante ogni giorno sia un programma ed ogni giorno sia costellato da nuove avventure. Ho finalmente trovato quello che cercavo», conclude Zambon.

 

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