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Montella e il Milan più lontani, se non batte il Genoa può essere addio

Montella e il Milan più lontani, se non batte il Genoa può essere addio

MILANO – La serata dell’ennesima delusione stagionale del Milan – pareggio senza reti a San Siro con l’Aek Atene in Europa League – ha chiarito in modo inequivocabile la differenza di vedute tra Vincenzo Montella e Massimiliano Mirabelli. Estremamente differente la visione di tecnico e ds sul momento rossonero, caratterizzato da tre sconfitte consecutive in campionato con Sampdoria, Roma e Inter. Prima del via il direttore sportivo aveva criticato pubblicamente la squadra parlando di primo tempo non giocato nel derby e squadra uscita dal campo negli ultimi venti minuti con la Roma. Aggiungendo che “ognuno di noi ha un tempo”. Non proprio il massimo con un allenatore sempre più in difficoltà, ora costretto a vincere domenica col Genoa per rilanciare le sue azioni.

“VICINI AI GIOCATORI” – Montella ha replicato con parole chiarissime a Mirabelli: “Non sono d’accordo. Credo che sia stato un grosso pregio giocare 70 minuti alla pari con la Roma che un anno fa ha chiuso con 25 punti più del Milan“. L’allenatore ha chiesto a “tifosi e società di stare vicino ai giocatori” invocando “una carezza e un sostegno in più perché molti giocatori non hanno mai indossato una maglia pesante come quella del Milan“. La conclusione è precisa: “Dobbiamo stringerci fin che possiamo intorno ai giocatori. Così arriveremo prima possibile ai risultati”. Sintomatico che Montella rivolga il suo appello anche alla società, non solo ai tifosi. Ieri sono arrivati i primi fischi stagionali: in meno di due mesi si è passati dai 60.000 entusiasti a San Siro nel ritorno del playoff ai 20.000 scontenti di ieri.

ATTRITI A MILANELLO – Ma la vera partita è quella che si gioca a Milanello. Montella ritiene controproducenti i discorsi muscolari come quello di ieri di Mirabelli (nelle scorse settimane sul sito del club era addirittura apparsa una nota che invece segnalava la correlazione tra la strigliata di Fassone a Marassi e la successiva prova più convincente contro la Roma). Più utile, secondo l’Aeroplanino, ricompattare il gruppo con altre logiche. Alcuni particolari valgono più di tante parole. A fine partita, a salutare gli ultrà sotto la curva  milanista, sono andati solo Bonucci, Calhanoglu, Rodriguez e Cutrone: il nuovo capitano, due nuovi acquisti e il giovane attaccante. Durante il secondo tempo Mirabelli si è spostato dal suo posto in tribuna per avvicinarsi alla panchina di Montella. Specchio di una presenza ingombrante nella gestione tecnica che non si capisce quanto possa giovare (il discorso vale fin dalla scorsa primavera).

VITTORIA OBBLIGATA – “I nostri giocatori non sono tranquilli”, sostiene Montella. Ma di tempo ormai ne rimane davvero poco. La vicinanza delle partite di campionato – Genoa domenica pomeriggio, Chievo mercoledì nell’infrasettimanale e Juventus sabato 28 ottobre – rappresenta la classica tempistica che sconsiglierebbe avvicendamenti in panchina. Le indiscrezioni post Aek portano ancora verso una conferma di Montella. Ma la situazione potrebbe precipitare in caso di mancata vittoria con il Genoa. Tra gli allenatori liberi spiccano i nomi di Paulo Sousa e Mazzarri. Inavvicinabile nell’immediato Ancelotti.

STRADE PARALLELE – Montella ha chiarito qual è la sua ricetta, forte di quanto ottenuto nella prima metà della scorsa stagione. Mirabelli però morde il freno, convinto di aver consegnato una squadra all’altezza dopo un mercato carico di nuovi acquisti ma senza un vero fuoriclasse. L’allenatore replica con una battuta: “Ha detto che non è abituato a perdere? Ho chiesto al mio amico farmacista di fare una pillola per le sconfitte così dorme meglio e abbiamo tutti la stessa visione”. Analisi e rimedi sembrano molto differenti. Chissà per quanto tempo ancora queste strade continueranno a correre parallele.

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