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Omicidio Vangeli, Francesco rinchiuso in un sacco e gettato nel fiume: “Una morte atroce”

Omicidio Vangeli, Francesco rinchiuso in un sacco e gettato nel fiume: “Una morte atroce”

Francesco Vangeli era ancora vivo quando è stato rinchiuso in un sacco e gettato nel fiume Mesima. Il 26enne è morto  in modo atroce, dopo una agonia di qualche minuto, rinchiuso nel sacco dopo essere stato ferito a colpi di fucile. Questi i particolari agghiaccianti emersi dall’indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia con il coordinamento della Dda di Catanzaro, inchiesta che ha portato al fermo di Antonio Prostamo, di 30 anni, di San Giovanni di Mileto, con l’accusa di omicidio. Gli inquirenti sono stati in grado di ricostruire con estrema precisione la dinamica del delitto che ha portato alla morte di Francesco Vangeli, nonostante il corpo del povero Vangeli, non sia mai stato ritrovato.

Sullo sfondo del delitto la rivalità per una ragazza contesa. I fatti risalgono alla sera del 9 ottobre 2018, quando il 26enne di Scaliti di Filandari è uscito di casa per andare a un appuntamento. Ad attenderlo c’era proprio lui, Antonio Prostamo, nipote di un signore della ndragheta locale. Vangeli credeva di andare a un appuntamento di lavoro, per prendere la commessa di un tavolino in ferro battuto, invece da quell’incontro non è più tornato. Gli inquirenti si sono immediatamente orientati sulla pista del delitto senza corpo, del caso di ‘lupara bianca’.

Gli investigatori che coordinati dal procuratore capo della Dda, Nicola Gratteri sono risaliti ad Antonio Prostamo attraverso l’analisi degli sms, delle telefonate e dei messaggi Whatsapp, ricostruendo l’intreccio di relazioni che li legava. Prostamo, infatti, si sarebbe innamorato della fidanzata di Francesco e proprio sarebbe uno dei possibili moventi del delitto. Non si esclude, tuttavia, che tra i due vi fossero anche intrecci di natura economica e che Francesco dovesse dei soldi a Prostamo. Qualunque sia il movente, Francesco è stato strappato alla sua famiglia, che oggi non si dà pace di non avere nemmeno una tomba su cui posare un fiore.”Molti sanno cosa gli è successo – dice mamma Elsa – ma non parlano per paura. Io chiedo solo di poterlo ritrovare”.

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