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Pernat (re della Moto Gp) tra rutti a Mitterrand, Valentino e Sic: «Che ipocrisia l'Italia senza i troiodromi

Pernat (re della Moto Gp) tra rutti a Mitterrand, Valentino e Sic: «Che ipocrisia l’Italia senza i troiodromi

Bombastica intervista a Libero: «Siamo l’unico paese civile, o incivile, a non averli. È una privazione di benessere sociale. Ma belìn, che palla ’sta legge Merlin, che palle questa ipocrisia… »

Su Libero bombastica intervista di Tommaso Lorenzini a Giorgio Pernat, genovese, mitico manager della Moto Gp, scopritore di Valentino Rossi, possiamo definirlo il Bernie Ecclestone delle due ruote o comunque uno che gli si avvicina moltissimo. Un’intervista come se ne leggono pochissime in Italia, lontana anni luce dall’omologazione, dall’ipocrisia, È vita vera. E come tale è merda e sangue e anche sperma. Oltre a soldi, tanti soldi. Ha appena scritto un libro con Massimo Calandri: “Belìn, che paddock”.

Pernat racconta di quando non riconobbe un certo George Harrison.

“Una volta George Harrison, patito delle corse, è venuto con suo figlio a chiedermi l’autografo, lui a me!, e manco l’ho riconosciuto: era magro, con la barbetta, io lo avevo lasciato coi capelli lunghi…”.

Racconta che Dino Zoff sa tutto dei motori, che una sera forse, a tavola, fece un rutto in faccia a Mitterrand:

«Forse gli ho fatto un rutto in faccia, una sera a cena all’Eliseo, dove eravamo per la Parigi-Dakar. Sa, con tutto quello champagne… ma credo di essermi messo la mano davanti alla bocca in tempo. Credo».

Domanda cult: Il «massimo obiettivo della vita è non fare un cazzo», sostiene lei.

Risposta: «Il segreto è divertirsi: il tempo non passa, arriva. Ho vissuto quattro vite, girato il mondo 250 volte: la Dakar, Formula 1, ciclismo, calcio, non mi manca niente. Il mio carattere estroverso e la mia totale mancanza di ipocrisia sono la mia forza».

Valentino e Simoncelli

Parla anche di Valentino Rossi (“Per me il problema della sua crisi è dentro la sua squadra, non lui ormai 40enne, né la moto Yamaha. Deve aver coraggio di cambiare uomini, scegliere un nuovo capotecnico”), del povero Simoncelli (Avrebbe battuto tutti, umanamente incomparabile. Marco era uno pulito, quasi ingenuo nella sua purezza. Quel giorno che è morto in Malesia è stata l’unica volta che ho pianto”), della donna di Randy Mamola (“una bionda da paura, due pere sode. Mi è toccato fare pure il paggio, me la sarei fatta io, ma sarei stato il secondo visto che il povero Randy aveva scoperto che la signorina scopava pure con Kevin Schwantz”).

E del mito donne e motori.

Domanda: Pernat, a quanto pare lei è un professore non solo di motori. Il podio dei luoghi dove ha visto più gnocca?

Risposta: «Il “Riviera” di Barcellona, stupefacente, peccato che l’abbiano chiuso 4 anni fa: 80 cubane, uno spettacolo, tutto il Motomondiale andava lì, che non raccontino balle, ce li ho trovati tutti. Poi il “Felina” a Valen-cia, mamma mia, tutte veneezuelane e colombiane, chi non va lì non ha capito niente. Poi c’è il “Babylon”, una catena in Europa, dei castelli dove la qualità è 9 su 10, bellissimi. Ah, a Sydney mi ha colpito il “Penthouse”, in Pitt Street, mi ricordo anche la via: piscina fumante all’interno, ragazze indonesiane, spagnole, brasiliane».

Potrebbe fare una guida

«Ma in Italia non me lo permettono, ed è uno scandalo che qua i troiodromi non esistano. Siamo l’unico paese civile, o incivile, a non averli. Sarebbe un vantaggio per tutti: per lo Stato che incassa tasse, per la sicurezza delle signorine e dei clienti. È una privazione di benessere sociale. Ma belìn, che palla ’sta legge Merlin, che palle questa ipocrisia… ».

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