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Printemps investe 100 milioni e ripensa il beauty

15 Luglio 2017

Il department store parigino vara un maxi-progetto legato alla bellezza e ristudia 3 mila metri quadrati dedicati, con marchi di nicchia, spa multisensoriali e un angolo gourmand e healthy firmato dallo chef stellato Thierry Marx. L’idea? «Diventare un attore di primo piano della cosmesi e nel profumo», ha spiegato a MFF la direttrice Charlotte Tasset

di Chiara Bottoni (Rimini)


Printemps investe 100 milioni e ripensa il beauty

Tre piani e 3000 metri quadrati. Meno brand storici ma molte realtà di nicchia, tra le quali un buon numero in esclusiva, un angolo gourmand e healthy firmato dallo chef stellato Thierry Marx e dei servizi à la carte. È con un progetto decisamente in grande che il department store Printemps di Parigi ha ripensato il suo reparto beauty, che apre questa settimana con spazi quasi raddoppiati in attesa dell’inaugurazione ufficiale, nel mese di settembre. Un progetto sul quale sono stati investiti circa 100 milioni di euro, seguito con passione dalla direttrice del settore, Charlotte Tasset, che vuole in questo modo ripensare totalmente la divisione. «Nei paesi anglosassoni, il beauty si vende benissimo nei grandi magazzini che detengono oltre il 50% di quote di mercato… In quelli europei e latini il mercato si articola soprattutto intorno alle profumerie indipendenti. In Francia, l’arrivo di Sephora ha rivoluzionato le cose, oggi le tre grandi catene (quella citata di Lvmh, più Marionnaud e Nocibé, ndr) realizzano il 90% del business e si spartiscono i 3 miliardi della bellezza selettiva. E i nostri grandi magazzini? Contano pochissimo», ha poi spiegato a MFF Charlotte Tasset. «Il progetto parte dunque da qui: fare del Printemps un attore di primo piano della cosmesi e nel profumo».

Quali sono gli obiettivi di quest’operazione ?

Bisogna intanto dire che, proprio perché non c’era nessun pericolo per il nostro giro d’affari che comparato a quello di tutto il negozio, è raddoppiato in dieci anni ma resta ridotto, abbiamo avuto una grandissima libertà. Il direttore generale Paolo de Cesare sostiene che bisogna passare dal marketing della necessità a quello del desiderio e da qui siamo partiti. Bisognava soprattutto riconquistare la clientela giovane, inventarsi un nuovo posizionamento, alternativo alle grandi catene.

Cosa cerca questa clientela giovane?

Il piacere di mescolare i codici, di scoprire nuovi prodotti, che poi condivide sui social, di divertirsi, le Millennials sono curiose, sofisticate ma nel buon senso, esigenti sulla qualità.

E quali sono le grandi linee di base di questa rivoluzione ?

Abbiamo 150 anni, un Dna fortemente francese, una location che è patrimonio nazionale. Siamo partiti da qui. Il nostro paese è un modello di savoir-faire nella moda, nel profumo, nel food. Abbiamo dunque voluto dare alle fragranze l’intero primo piano, mille metri quadrati, lasciando grande spazio alle marche di nicchia, creative, perché i nostri clienti hanno voglia di alternative. Accoglieremo piccole brand che magari hanno solo tre proposte, ma qualitative, e le accompagneremo per farle crescere. Non ci sono pregiudizi. Quando lanciammo La Bella Parfumerie, nel 2011, il fatturato è cresciuto del 20% per due anni consecutivi. Nel secondo semestre del 2016 e nel primo del 2017 la Scent room ha realizzato una crescita a due cifre.

E gli altri settori?

Il piano-terra sarà il territorio del make up. L’abbiamo voluto aperto sull’esteriore, ludico, con un allestimento in trasparenza per lasciar penetrare la luce (la ristrutturazione è firmata dallo studio Antonio Citterio, ndr). Ci sarà uno spazio di 120 metri quadrati battezzato la Beautysta, un concept esclusivo dove presenteremo tutte le marche innovanti poco conosciute in Europa, come quelle coreane. Sono loro che saranno le star. E creeremo delle animazioni.

Ma le grandi maison che si vedono private di spazi e visibilità come hanno reagito?

Non è stato facile, lo confesso. Ma abbiamo spiegato loro che avrebbero ricavato un vantaggio: una vera cura di giovinezza. Le abbiamo spinte a rivedere la loro immagine, il loro merchandising, e il risultato è stato talvolta sorprendente, come lo stand di Giorgio Armani in rosso, bellissimo! Insomma, il segreto per sedurre il pubblico è il mix.

E lo skincare come lo state trasformando?

Al piano -1, con una serie di servizi, per dare l’idea di una salle de bain gigantesca con prestazioni prenotabili online: sette cabine (tra le quali quattro di Nuxe e una Clarins, ndr), parrucchiere (CoifFirst), manicure (Gloss’Up), un’alternanza tra marchi più di punta e altri tradizionali, un ristorante dove lo chef Thierry Marx ha creato dei piatti speciali, i succhi di Detox Delight per fare una pausa durante lo shopping. Ci sarà una vera sinergia tra tutti questi elementi per creare un movimento dinamico positivo.

Come avete scelto i marchi da presentare?

C’è stata una vera selezione da parte dei nostri buyer che sono già allenati a questa caccia alle perle del beauty in tutto il mondo. Lo spazio è raddoppiato rispetto al passato, abbiamo dunque potuto avere una certa libertà di scelta, ci sarà un turnover, ma quello che è essenziale per noi è che ci sia una vera identità dei brand e di garantire un’accessibilità per tutte le clienti. (riproduzione riservata)

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