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Ragni, serpenti, cani e gatti: cosa fare se mordono

Ragni, serpenti, cani e gatti: cosa fare se mordono

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Ragni, gatti, cani e gatti: cosa fare se mordono

Cani, gatti, volpi, pipistrelli, topi, furetti, scimmie. E ovviamente ragni e serpenti. Morsi e graffi di questi animali, ma anche un banale contatto di saliva se infetti, possono causare infezioni, a volte anche gravi. Ecco perché l’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid) raccomanda attenzione, per evitare spiacevoli incidenti, e dà una serie di consigli in caso di viaggi e passeggiate all’aria aperta, più frequenti del solito durante la stagione estiva.

«In generale  – spiega Susanna Esposito,  presidente di WAidid – raccomandiamo di evitare di toccare o dar da mangiare ad animali sconosciuti, siano essi domestici o selvatici». Raccomandazione da fare anche, e soprattutto, ai bambini al fine di ridurre il rischio di morsi o graffi.

«E in caso di morsi o graffi – prosegue la professoressa di pediatria all’Università di Perugia – è necessario intervenire tempestivamente: quindi, lavare le ferite con acqua e sapone, rimuovere eventuali materiali estranei e usare comuni disinfettanti al fine di prevenire le infezioni. È essenziale poi recarsi sempre al centro medico più vicino per valutare la necessità di somministrazione della profilassi anti-rabbica post-esposizione».

E se si sta programmando un viaggio, è fondamentale informarsi bene sui rischi infettivi a cui si potrebbe andare incontro e le vaccinazioni necessarie. Prima della partenza, per esempio, tutti i viaggiatori dovrebbero essere vaccinati per il tetano e aver fatto gli opportuni richiami nei 10 anni precedenti la partenza. Mentre la vaccinazione antirabbica va  valutata caso per caso sulla base delle destinazioni. «La vaccinazione antirabbica pre-esposizione è raccomandata soltanto in casi di reale rischio di malattia, molto raro». Precauzioni per viaggiare sicuri che raccomanda anche la Farnesina.

Ma vediamo quali sono le infezioni più diffuse causate da morsi, graffi e saliva di animali

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Ragni, gatti, cani e gatti: cosa fare se mordono

Rabbia

La rabbia è una malattia infettiva mortale, causata da un virus (della famiglia Rabdovirus) che colpisce prevalentemente i mammiferi come cani, lupi, volpi e pipistrelli che, se malati, possono trasmetterla a noi e ad altri animali, attraverso morsi, ferite, graffi… Un loro morso, dunque, può contagiarci facendo penetrare il virus che, risalendo lungo i nervi periferici, raggiunge il sistema nervoso centrale dove distrugge le cellule nervose. In pratica la malattia sviluppa una encefalite. L’incubazione della rabbia è variabile e può prolungarsi anche per mesi.

Di fatto, spiega Waidid, non esiste una terapia, quindi l’unico modo per prevenire la malattia conclamata è intervenire durante il periodo di incubazione con la somministrazione della vaccinazione antirabbica: il trattamento vaccinale post esposizione consente all’organismo di reagire con un’efficace risposta immunitaria prima che il virus abbia raggiunto il sistema nervoso centrale. La vaccinazione preventiva è invece raccomandata a chi svolge attività professionale “a rischio specifico” (veterinari, guardie forestali, ecc.).

In caso di morso o contatto a rischio è comunque importante lavare e sciacquare la ferita o il punto di contatto con acqua e sapone, detergenti o acqua naturale, e applicare etanolo, tintura o soluzione acquosa di iodio. Per procedere poi, a seconda dei casi, con la somministrazione del vaccino o di immunoglobuline antirabbiche.

Tetano

Il tetano è una malattia infettiva acuta non contagiosa causata dal batterio Clostridium tetani che, normalmente presente nell’intestino degli animali (bovini, equini, ovini) ed eliminato con le feci, riesce a sopravvivere a lungo nell’ambiente sotto forma di spore. Le spore possono sopravvivere nell’ambiente esterno anche per anni e contaminano spesso la polvere e la terra. Possono penetrare nell’organismo umano attraverso le ferite.

Il batterio non invade i tessuti ma la tossina raggiunge attraverso il sangue e il sistema linfatico il sistema nervoso centrale, interferendo con il rilascio di neurotrasmettitori che regolano la muscolatura, causando contrazioni e spasmi diffusi. I sintomi più evidenti causati dal tetano sono infatti contrazioni muscolari, febbre, sudorazione, tachicardia.

Nella maggior parte dei casi, il periodo di incubazione varia da 3 a 21 giorni.

In caso di infezione, per prevenire la fissazione alle cellule nervose della tossina eventualmente ancora presente in circolo e per impedire che ne venga prodotta di nuova, è importante la somministrazione di immunoglobuline umane antitetaniche (TIG) e l’accurata pulizia della ferita infetta con rimozione dell’eventuale tessuto necrotico, l’uso di disinfettanti ad azione ossidante (come l’acqua ossigenata) e la somministrazione di antibiotici (penicillina).

La prevenzione della malattia si basa sulla vaccinazione, prevista in Italia per tutti i nuovi nati: la somministrazione di tre dosi di vaccinazione antitetanica conferisce una protezione molto elevata, con un’efficacia superiore al 95%. La durata della protezione nel tempo è di almeno 10 anni ed è ulteriormente garantita dall’esecuzione dei richiami.

Malattia da graffio di gatto

La malattia, anche detta bartonellosi, è causata da Bartonella henselae, un batterio che può essere trasmesso da un gatto a una persona attraverso un graffio o un morso (sembrerebbe anche dalle pulci infette). La malattia da graffio di gatto (Cat Scratch Disease, CSD) si verifica più frequentemente nei bambini e viene considerata la causa più comune di adenopatia (linfonodi ingrossati) cronica. Da 3 a 10 giorni dopo il graffio, sulla pelle compare una lesione pustolosa, papulosa o vescicolosa, che può persistere per giorni o settimane, guarendo senza lasciare cicatrici.

In caso di morso, i medici dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù ricordano che è bene lavare subito e accuratamente l’area con acqua e sapone allo scopo di evitare l’infezione.

La terapia, nei casi più gravi, si basa sulla somministrazione di antibiotici macrolidi. Talvolta può essere necessario intervenire chirurgicamente per l’asportazione di un linfonodo.

Per evitare tutto ciò, è buona norma proteggere dalle pulci il gatto di casa con collari antipulci, polveri o gocce e insegnare al bambino di lavarsi bene le mani dopo aver giocato con qualsiasi  gatto e che è meglio smettere di giocare con un gatto che ha le “orecchie basse” (orecchie appiattite): indicano infatti che il gatto vuole essere lasciato in pace e che potrebbe graffiare se continuassimo a stargli intorno.

La tigna (dermatofitosi)

Le dermatofitosi sono micosi cutanee causate da microscopici funghi (specie diverse di Microsporum e Trichophyton) che colpiscono gli animali domestici (causando aree tonde alopeciche) e noi umani, particolarmente i bambini, su capelli, pelle e unghie. Cani, gatti e topi sono tra i responsabili della diffusione della malattia attraverso contatto diretto o indiretto (attraverso ambienti e oggetti contaminati). Possono per esempio infettare quando introdotti in casa, soprattutto se provenienti da canili e gattili, come spiega qui l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Diagnosticata l’infezione, sono considerati generalmente efficaci gli antimicotici topici. Gli antifungini orali sono usati soprattutto nelle infezioni ungueali e del cuoio capelluto, nelle infezioni cutanee resistenti, le dosi e la durata differiscono in base alla sede dell’infezione. Per contribuire ad alleviare il prurito e l’infiammazione, possono essere utilizzati corticosteroidi in associazione alle creme antimicotiche.

Scabbia (Rogna)

La scabbia è  un’infezione molto contagiosa causata da parassiti invisibili ad occhio nudo (Sarcoptes scabiei), gli acari, che scavano microscopiche gallerie nella pelle umana e di animali domestici. Si formano così vescicole e croste. Il sintomo più comune è il forte prurito che può peggiorare di notte o dopo un bagno, quando l’attività degli acari aumenta a causa del caldo.

Che fare? Si tratta di una malattia banale, per la quale si dispone di farmaci efficaci e a basso costo. Si può trattare a livello topico utilizzando creme a base di benzoato di benzile, crotamitone o permetrina utili a debellare gli acari e le loro uova. Molto importante è anche lavare i vestiti, le lenzuola e gli altri oggetti con cui si è entrati in contatto a 90° così da eliminare eventuali parassiti depositati.

Morsi di ragni

Mai sottovalutare il morso di un ragno, avvisa il Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano, anche se, avverte Waidid, i denti della maggior parte delle specie sono troppo corti o fragili per penetrare nella cute. Nella stragrande maggioranza dei casi, quindi, aggiunge il Centro Antiveleni del Policlinico Gemelli, il morso di ragno provoca fenomeni locali di scarso significato clinico (arrossamento, prurito, irritazione) per cui non è necessario allarmarsi. Le reazioni sistemiche più gravi si verificano più frequentemente con morsi di ragni bruni (tra cui il ragno violino che è tra i ragni italiani più velenosi) e ragni vedova (vedova nera Latrodectus sp, vedova marrone L. geometricus).

I morsi di ragni bruni possono essere inizialmente indolori. In ogni caso, il dolore si sviluppa entro 30-60 minuti e può interessare l’intero arto. Sulla zona del morso compare una lesione arrossata, rash cutaneo ed ecchimosi. C’è da prestare attenzione, spiega il Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano, se compare una lesione caratterizzata da una zona centrale inizialmente più arrossata che diventa più scura con il passare delle ore. Il trattamento, comune per tutti i morsi di ragno, richiede la pulizia della ferita, il ghiaccio per ridurre il dolore, l’elevazione dell’arto. In alcuni casi, qualora sia presente una reazione orticarioide, può essere utile la somministrazione di un antistaminico. E in caso di evoluzione della lesione e malessere, nausea o altri sintomi sistemici è consigliabile recarsi al Pronto Soccorso per valutare sia la copertura antitetanica sia l’opportunità di effettuare una terapia antibiotica sistemica.

Morsi di serpenti

In caso di morso di serpente, Waidid raccomanda di fare sdraiare il paziente, tenere immobile la parte del corpo morsa, togliere scarpe o gioielli nell’arto morso, non tagliare la ferita, non tentare di succhiare il veleno, non applicare lacci, applicare ghiaccio per il dolore.

Un incontro con un serpente può essere una circostanza non molto rara soprattutto nei Paesi del  Sud Est Asiatico, dell’Africa Sub-sahariana e delle regioni tropicali delle Americhe. Ovviamente, sottolinea la Farnesina, si è più a rischio quando si lavora all’aperto o si attraversano campi e zone rurali. La prevenzione si attua con un abbigliamento protettivo adeguato,  stivali e pantaloni lunghi, evitando gli habitat tipici dei serpenti e prestando grande attenzione specialmente nelle ore  notturne,  momento in cui i serpenti sono più attivi.

Se a mordere è una vipera sulla zona compare un edema duro e dolente di colore rosso-bluastro con ecchimosi. Dopo 1-6 ore circa, l’edema si estende a tutto l’arto colpito con formazione di chiazze cianotiche. Entro 12 ore si possono avvertire sintomi come secchezza della bocca e sete intensa, vomito e diarrea, crampi muscolari, pallore progressivo, vertigini e mal di testa. La raccomandazione è di recarsi il prima possibile al Pronto Soccorso, perché il siero antivipera può essere somministrato soltanto da personale medico.

 

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