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Riconoscere lo stress e liberarsene. In otto lezioni

Si scrive MBSR, si legge: liberi dalle ansie, dalle tensioni. «L’acronimo sta per Mindfulness Based Stress Reduction, il protocollo creato nel 1979 dal biologo americano Jon Kabat-Zinn. Con otto incontri da due ore e un intensivo, offre gli strumenti per una gestione più rilassata dell’esistenza» spiega Lorenzo Colucci, presidente e fondatore dell’associazione tempomindfulness. Uno che di stress – per sua ammissione – se ne intende. «Lavoravo in banche d’affari, tra Milano e Londra. Ritmi folli, notti in bianco, aerei… Negli anni ’90 avevo scoperto lo yoga, ma mi ero avvicinato all’Ashtanga, basato sulla performance: il più simile alla mentalità competitiva del mio mondo di lavoro».
E poi? «Fondamentale l’incontro con Gherardo Amadei, forse il primo psichiatra e psicoanalista in Italia ad applicare con terapeuti e pazienti la mindfulness (che poi è la traduzione di sati, “consapevolezza” in pali, la lingua del Buddha). Ancora lavoravo a Mediobanca, solo nel 2009 ho pensato di prendermi un sabbatico».
Inutile dire che a Mediobanca non è mai tornato: ha seguito i corsi di Kabat-Zinn a Boston, è diventato a sua volta insegnante. «Quel che mi aveva conquistato in Jon è stata l’idea di rendere fruibile a tutti – semplificandola – una meravigliosa pratica millenaria, basata sulla meditazione. La mindfulness è l’intenzionale, non giudicante modalità di essere attenti – con la testa e con il cuore – al dispiegarsi dell’esperienza. Il presente è l’unico momento che abbiamo per cambiare il futuro. Se sei “sveglio”, puoi interrompere i tuoi abituali automatismi di reazione, imparando a schiacciare il tasto “pausa”. La cultura occidentale è basata sul Cogito ergo sum, invece i pensieri ci fregano: non sono “verità”, sono influenzati dal contesto in cui siamo stati cresciuti ed educati. Praticando, acquieto la mente (è duttile come il pongo) e, soprattutto, con il tempo imparo a osservare me stesso in terza persona. Perché – se parli con un amico – dai consigli lucidi e quando riguarda te stesso non riesci? Semplice: sei identificato con il problema».
In pratica, come è articolato il programma MBSR? «Otto appuntamenti settimanali, non teorici: prevedono una serie di esercizi. Nella prima classe, si prende coscienza della “ruminazione mentale” e c’è il body scan: per 30 minuti ci si sdraia e “si sente” il corpo. È sorprendente accorgersi di quanto siamo disconnessi. Questo tema continua a essere centrale nella seconda, mentre nella terza si introduce il focus sul respiro e sull’importanza dello yoga. Tra una volta e l’altra, ci sono i “compiti a casa”. Innanzitutto, meditare 45 minuti al giorno. Difficile? Sì, però il tempo si trova (e così si ha pure l’occasione di mettere a fuoco in quante cose inutili ci disperdiamo). Altri compiti: segnare gli eventi piacevoli e quelli spiacevoli. Che sono sempre di più per una ragione scientifica: il cervello è atavicamente strutturato per ricordarsi l’accadimento negativo – che so, una bruciatura: ti può salvare la vita.

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