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Stuart Kells, La biblioteca

Stuart Kells, La biblioteca

E’ davvero un fiume ininterrotto di curiosità, aneddoti, storie ed eccentrici personaggi nonché un atto d’amore viscerale nei confronti del libro l’ultima, piacevolissima fatica letteraria dell’australiano Stuart Kells, dal titolo “La biblioteca” (Mondadori). L’autore, che è scrittore ma anche esperto bibliofilo e collezionista instancabile, parte dall’origine delle biblioteche seguendone lo sviluppo nei secoli, per riflettere sul valore che questi luoghi di sapere possano avere oggi, in un’era dominata dal digitale e da Internet. Sono forse le biblioteche solo un retaggio del passato? O magari un lusso che non possiamo permetterci? In poco più di 300 pagine il lettore avrà a disposizione tutte le risposte che cerca, grazie a un appassionato viaggio che, dall’antichità a oggi, esplora l’intero universo librario.
    Tra le pagine infatti c’è davvero un po’ di tutto. La tradizione orale come prima forma di “biblioteca senza libri”, poi sostituita dalle collezioni di libri materiali. Le biblioteche più famose, come quella antica di Alessandria o la British Library di Londra, la prima nella storia ad aver superato i cento milioni di pezzi. La nascita delle biblioteche private e “casalinghe”, già ai tempi dell’antica Roma. Lo sviluppo dell’arte degli amanuensi, pieni di talento, estro e precisione, l’avvento della stampa e la rivoluzione epocale che ne seguì, con la possibilità di leggere e possedere libri diffusa su larga scala. Gli incendi di libri più celebri, come quello che nell’80 d.C. distrusse la Biblioteca Palatina di Roma e quello, violentissimo, che a Londra nel 1666 rese cenere tante biblioteche della città. Alcuni tra i migliori bibliotecari della storia come Gabriel Naudé che per conto del cardinale Mazzarino mise insieme in pochissimi anni quarantamila volumi di grande valore, tutti rilegati e classificati, o il filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz, che stabilì i principi della buona biblioteconomia. E poi un piccolo excursus dedicato all’immaginazione che rende le biblioteche luoghi fantastici e incredibili, come quelle raccontate da Dick e Tolkien. “Le biblioteche – scrive Kells – sono piene di storie. Storie di vita e morte, bramosia e perdita, fedeltà e infedeltà alla parola data. Storie di ogni possibile dramma umano e storie che, attraverso complessi, ricorsivi fili intergenerazionali, sono tra loro collegate”. In questo contesto, così variegato e ricchissimo di informazioni, è davvero impossibile non solo annoiarsi ma non provare curiosità nei confronti del libro – come strumento di conoscenza ma anche di meraviglia – e soprattutto verso quei luoghi, spesso splendidi, che da sempre e in tutto il mondo svolgono tanti ruoli tutti insieme: piccole o grandi che siano, le biblioteche contengono, proteggono e celebrano i libri, ma principalmente perseguono l’obiettivo di rendere disponibili a tutti ogni forma di sapere. Un ruolo insostituibile che ha il sapore della civiltà e che per questo non potrà mai farle diventare desuete: le biblioteche non moriranno mai perché sono un simbolo di resistenza alla barbarie e all’ignoranza, uno dei pochi antidoti rimasti contro quel misto di approssimazione, superficialità, impreparazione e mancanza di curiosità che caratterizza i nostri tempi.(ANSA).
   

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