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Trucco e bellezza nell'antichità, in un libro i segreti dei nostri antenati

Trucco e bellezza nell’antichità, in un libro i segreti dei nostri antenati

Qual è il segreto per essere più belli? Uomini e donne se lo chiedono da sempre. Fin dall’antichità. Arriva in libreria ad aprile (dal 15 marzo sul sito online dell’Editore) “Trucco e bellezza nell’antichità”, il nuovo libro, edito dalla casa editrice Sillabe, del celebre make-up artist Rossano De Cesaris che in questo lavoro coniuga due delle sue passioni più grandi: cosmesi ed archeologia. Un viaggio attraverso le abitudini cosmetiche delle civiltà più importanti del Mediterraneo. 

Trucco e bellezza nell’antichità, da Cleopatra ai Romani

L’iconica immagine di Cleopatra ci suggerisce come amassero truccarsi gli Egizi, ma come si valorizzavano i Greci? Gli Etruschi e i Romani? L’autore compie un percorso tra gli antichi popoli, passando anche attraverso Bizantini, Cretesi e Micenei alla scoperta dei segreti di bellezza. Inoltre fa un’analisi dettagliata dei tratti distintivi e caratteristici di ogni singola civiltà, provando a rintracciare, laddove possibile, dei parallelismi con l’epoca attuale nonché un’identità che ci leghi agli antichi.

Molte le illustrazioni presenti dedicate agli oggetti in uso, ai luoghi e ai personaggi storici più rappresentativi delle varie civiltà (conservati oggi nei più prestigiosi musei: dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze a quello di Napoli, dal The British Museum di Londra al Museo Archeologico di Heraklion).

Le diverse funzioni del make up, tra codici tribali e canoni estetici

Fin dalla preistoria, gli esseri umani di qualunque civiltà e cultura hanno fatto uso di pigmenti colorati da applicare sul viso e sul corpo, suggerendoci che la necessità di decorarsi sia probabilmente parte integrante della stessa natura umana. Ma ieri come oggi, la funzione del trucco va ben oltre. Nell’era preistorica, alcune civiltà consideravano i cosmetici come dei codici tribali associati a rituali magici o di caccia, in grado di allontanare spiriti malvagi o di guarire da malattie. Per altre, il make-up veniva usato come segno di distinzione e simbolo di supremazia, aprendo la strada a un concetto di differenziazione sociale.

Presso altri popoli, invece, il trucco era vissuto come segno unificatore per la massa o poteva rappresentare parte di un rituale all’interno delle cerimonie religiose. Non era quindi prettamente legato all’esaltazione della propria bellezza. Solo in un secondo momento, la decorazione del volto viene vissuta come uno status symbol, ma soprattutto come strumento per rendere il proprio aspetto più gradevole. Nell’antichità, l’utilizzo dei cosmetici viene insegnato e incoraggiato da alcuni, talvolta censurato dai moralisti o reso spesso oggetto di satira da parte dei poeti: ad ogni modo, l’idea di accrescere la propria bellezza era, allora come oggi, un obiettivo da raggiungere forsennatamente, da sempre una costante nella storia dell’universo femminile.

Grazie ad una molteplicità di scoperte archeologiche, con riferimenti e conferme nella letteratura e nell’arte, è possibile tracciare un profilo piuttosto preciso delle pratiche cosmetiche presso le varie civiltà, facendoci appurare che i canoni estetici, così come gli ideali di perfezione, da sempre mutano insieme ai cambiamenti epocali e culturali.

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