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Universo Miró, il segno e la materia

Universo Miró, il segno e la materia

ROMA – Quando il cancello si apre sul grande cortile e sulla terrazza che abbraccia tutta Roma, ci si sente già fortunati di poter godere di tanta bellezza. Poi, lo splendido edificio schiude le sue porte su un lussuoso e ampio ingresso per condurre all’incontro ravvicinato con uno dei principali artisti spagnoli: inizia così il piccolo ma esclusivo viaggio di “Universo Miró”, la mostra allestita eccezionalmente a Palazzo Montorio, residenza dell’ambasciatore di Spagna in Italia, dal 22 marzo all’11 maggio.

Organizzata grazie alla collaborazione tra Abertis Infraestructuras, Fundación Privada Abertis, Fundació Joan Miró e l’Ambasciata di Spagna in Italia (in seguito a un accordo firmato a dicembre scorso con il ministero degli Affari Esteri, Unione Europea e Cooperazione per la promozione della cultura spagnola all’estero tramite la rete delle Ambasciate e dei Consolati), l’esposizione costituisce una duplice imperdibile occasione. Da un lato infatti permette al pubblico di entrare in un luogo solitamente inaccessibile, la bellissima residenza dell’ambasciatore Alfonso Dastis, dall’altro offre la possibilità di ammirare da un punto di osservazione privilegiato cinque opere di Miró (tre tele e due sculture), realizzate dall’artista dal 1972 al 1974, periodo intensamente prolifico della sua carriera. Il percorso è breve, ma ricco di fascino: dopo un intenso ritratto fotografico del pittore, realizzato nel 1944 da Joaquim Gomis, i cinque lavori (provenienti dalla Fundació Joan Miró, che lo stesso artista creò nel 1975 a Barcellona) sono esposti in due ampie sale per condensare in pochi metri, come appunto recita il titolo della mostra, tutto il suo universo.

L’incontro tra il mondo creativo di Miró e gli spazi di Palazzo Montorio non può non colpire il visitatore, con lo sguardo che mentre accarezza le opere, si posa sui mobili e i tappeti, sulla grande libreria con i libri antichi, i vasi e i quadri, sugli imponenti camini e gli enormi specchi: in questo contesto si manifesta il vocabolario artistico dell’artista, la sua personale via per evadere dalla realtà e ricrearne una propria. La conquista di un linguaggio originale in grado di evolversi nel tempo, l’interesse per la materia e il gesto, il superamento della tradizione accademica: le tele (Personaje, pàjaro I, II e III, dipinte nel 1973) e le sculture (Mujer, pàjaro del 1972 e Mujer, del 1974, quest’ultima mai esposta in Italia) raccontano i temi a lui cari, dalla donna come universo di creazione all’uccello, dal sesso agli astri agli oggetti. La mostra documenta dunque gli esiti di una ricerca artistica iniziata da Miró a partire dagli anni ’40 con l’approdo negli anni ’70 a uno stile più semplificato ma comunque denso, in cui il linguaggio – sia quello pittorico che quello scultoreo – diventa capace di mostrare solo l’essenziale. Dopo Roma, la mostra (a ingresso gratuito ma solo su prenotazione) si sposterà nelle Rappresentanze della Spagna di Berlino, Dublino, Bruxelles e Parigi, e poi ancora verso altre ambasciate e consolati.

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