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Cannabis light: è boom di store. Ma gli esperti frenano: «Non si ...

Cannabis light: è boom di store. Ma gli esperti frenano: «Non si …

C’è la birra ma pure il gelato, il vino e perfino il formaggio (nato in Svizzera, manco a dirlo): oggi si può fare quasi un pasto completo al gusto di cannabis e la lista dei prodotti che la contengono si allunga a vista d’occhio. Dove trovarli? In uno delle centinaia di negozi specializzati nella vendita di cannabis legale di tutta Italia: sono oltre 600, crescono a vista d’occhio e cavalcano un boom di consumi stimato in decine di milioni. I più nuovi sono gli otto negozi aperti da J-Ax per vendere la sua Maria Salvador, erba legale che prende il nome dalla sua hit del 2015, ma tisane e biscotti a base di cannabis si trovano ormai a ogni angolo. Il Consiglio Superiore di Sanità si è appena espresso su richiesta del Ministero della Salute, specificando che «Non può essere esclusa la pericolosità della ‘cannabis light’» e raccomandando quindi che non ne sia consentita la libera vendita.

Cannabis terapeutica: cos’è e a cosa serve

CHE COS’È LA CANNABIS
È una pianta originaria dell’Asia centrale dalle cui infiorescenze essiccate è possibile ottenere la marijuana. I componenti più importanti contenuti al suo interno sono il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD). Queste due molecole agiscono principalmente sul sistema nervoso centrale e sono del tutto simili agli endocannabinoidi, molecole prodotte dal nostro corpo al fine di regolare alcune importanti funzioni fisiologiche.

LA REVISIONE DELL’OMS SUL CANNABIDIOLO
Intanto l’Associazione Luca Coscioni fa sapere che il comitato di esperti sulle droghe dell’Organizzazione Mondiale della Sanità avvierà una revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis, a oggi ritenuta sostanza altamente additiva e soggetta ad abuso, inclusa nella tabella di composti raramente utilizzati nella pratica medica: una classificazione anacronistica secondo l’Associazione, alla luce degli studi più recenti e dell’interesse sempre più ampio nell’uso terapeutico della cannabis.

Vedremo se l’OMS modificherà le sue valutazioni; l’ultima dichiarazione risale allo scorso dicembre e riguarda il cannabidiolo, uno dei principi attivi della marjiuana senza effetti sul sistema nervoso centrale ma responsabile di alcune delle proprietà terapeutiche possibili per la cannabis. Il cannabidiolo è stato ritenuto «ben tollerato e con un buon profilo di sicurezza» dagli esperti, che hanno sottolineato come a oggi non ci siano evidenze che abbia provocato danni alla salute di chi lo ha impiegato.

Il paradosso della cannabis

OCCHIO AL TETRAIDROCANNABINOLO
L’annuncio è stato considerato da alcuni una sorta di via libera alla legalizzazione della marjiuana tout court ma non è così, perché la presa di posizione riguarda solo un componente della cannabis mentre derivati dalla marjiuana contengono anche altro, tetraidrocannabinolo compreso: è questa la sostanza responsabile degli effetti della cannabis sul cervello e la sua concentrazione deve essere inferiore allo 0.2 per cento perché i prodotti che la contengono, dal gelato al vino, possano essere venduti legalmente nel nostro Paese secondo la legge 242/2016.

IL VALORE TERAPEUTICO E I RISCHI A LUNGO TERMINE
Sul tema insomma c’è una discreta confusione, tanto che Società Italiana di Farmacologia e Società Italiana di Tossicologia negli scorsi mesi hanno definito “un campo minato” lo sviluppo del mercato della cannabis terapeutica, sottolineando che «si tratta di un nuovo strumento terapeutico, e in quanto tale va dispensato con cautela». Patrizia Hrelia, già presidente Sitox, spiega: «La cannabis è un fitocomplesso in cui non c’è un solo principio attivo ma circa 500 fra cannabinoidi, terpeni, clorofille e alcaloidi, alcuni con attività ancora non del tutto chiare. È l’interazione fra tutti questi composti, e non solo fra tetraidrocannabinolo e cannabidiolo, a conferire alla cannabis i suoi effetti complessivi, modificati anche dalla variabilità di coltivazione, preparazione, modalità di assunzione. Gli studi scientifici riportano dati ancora insufficienti e poco affidabili sulle reali prove di efficacia terapeutica: servono ulteriori ricerche e dati certi sul fronte della sicurezza, in particolare a lungo termine. La cannabis associa un valore terapeutico e un rischio per la salute pubblica: ci sono pericoli connessi all’uso improprio, gli effetti sul sistema nervoso centrale possono essere imprevedibili per i nuovi assuntori, c’è il rischio di un facile accesso di bambini e adolescenti». Serve insomma prudenza, anche con la cannabis light.

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