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Foreignness [Estericità], dal 21 maggio alla Fabbrica del Cioccolato …

Foreignness [Estericità] | Programma maggio – ottobre | Note biografiche degli artisti

opening 21 maggio, fino al 30 settembre | Paper Architecture: Daniel González (Buenos Aires, 1963) vive e lavora tra Berlino e New York.
 La sua ricerca sullo sconfinamento tra le categorie e il rito della celebrazione si declina in opere su tela in paillettes cucite a mano, performance e progetti pubblici su larga scala ovvero “architetture effimere” ispirate alle macchine barocche del Bernini. González crea mondi irrazionali estremamente evocativi, aree di libertà, in cui collassano le convenzioni esistenti. In Paper Building dove l’applicazione di carta sulla facciata esterna di Cima Norma è totale, l’artista azzera la storia dell’architettura industriale scoprendo una nuova identità con le spaccature della carta in ogni finestra e porta.
Interpretando il tema Foreigness, il progetto Paper Building riporta una emozionalità intima all’architettura, sottraendo alla vista del pubblico la storica facciata, generando una perdita di identità col mutare del contesto originale. Un edificio, una persona o una comunità, al cambiamento delle condizioni in cui hanno vissuto, faticano a mantenere la propria identità, dovendosi adattare alle nuove condizioni.

opening 21 maggio, fino al 1 agosto |Kamchakta ’16: Anna Galtarossa è una giovane artista di Verona, specializzata in sculture e installazioni di grandi dimensioni, che lavora tra New York e Verona. Kamchatka, proposto in Cima Norma, è un viaggio nell’immaginario fantastico. È un unico, grande lavoro che alterna sogno a realtà, facendo muovere lo spettatore all’interno di un mondo tanto più visionario quanto più reale. Kamchatka è infatti una penisola situata all’estremo oriente della Siberia a forte attività vulcanica; luogo dove cresce una vegetazione straordinaria, abitata da animali improbabili. Questo mondo lontano e misterioso, come inquietante ed enigmatico era nel Medioevo per gli europei il paese dei Tartari, viene catapultato nella terra di Blenio fino a coinvolgere, completare, integrare, natura e opera artigianale locale.

opening 30 giugno| Cacao Collective: 46020 Studio (Spagna)
 Con più di 15 anni di lavoro fotografico alle spalle, indipendente e individuale, Ivo Rovira e Ana Ponce si sono incontrati nel 2007 e hanno fondato lo studio 46020. Oltre al lavoro individuale, i loro risultati arrivano a toccare molti ambiti: documentari, pubblicità, prodotti audiovisivi e sport. Partita dalla città di Barcellona, in Spagna, possiamo dire che al momento questa avventura nomade inizia con una videocamera in spalla, dal momento che i loro clienti li fanno viaggiare sempre di più e per periodi sempre più lunghi, in tutto il mondo. Dopo due anni di lavoro hanno ultimato un ambizioso documentario, grazie al quale hanno attraversato la geografia, la storia e l’essenza del cacao.
La presenza del lavoro presentato da Ana y Ivo, commissionato da Cacao Barry, vuole essere anche un omaggio alla tradizione cioccolatiera dell’emigrazione bleniese, che all’estero e in patria, come è stato il caso di Cima Norma, ha costruito, a partire dal XIX secolo, e forse anche da prima, una floridissima attività nella lavorazione e produzione di cioccolato.

opening 4 agosto | Confronting Comfort’s Continent: Oliver Ressler, nato a Knittelfeld, Austria (1970), vive e lavora a Vienna. È un artista e regista che produce installazioni, progetti nello spazio pubblico, e film su temi come il capitalismo globale, i contrasti etnici e razziali, il riscaldamento globale, le forme di resistenza a contesti sgraditi e le alternative a forme di società in crisi. Con il suo lavoro Ressler sfuma i confini tra arte e attivismo, stimolando riflessioni su temi fondamentali che insidiano il vivere quotidiano delle società cosiddette avanzate. La sua è dunque un’arte impegnata, non fine a sé stessa, ma che vuole spingere la gente, scuotendo le coscienze, a guardare oltre i confini del proprio orizzonte, là dove tutto ci appare confuso, estraneo, straniero, estraneo e ci spaventa. Where everything is for us foreignness.

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Ad ottobre
”Il Pardo in Fabbrica 2° edizione” una serie di appuntamenti cinematografici in collaborazione con il Film Festival di Locarno.
Juan López Díez nato in Cantabria (1979), una comunità autonoma della Spagna settentrionale sul Golfo di Biscaglia, vive e lavora a Madrid.
Juan Lopez Diez produce sia disegno che video, ma la parte centrale del suo lavoro è rappresentata da interventi effimeri murali, realizzati sia in interno che in esterno. All’interno, attraverso disegni impiegando adesivi, mira a modificare la percezione dello spazio. All’esterno, cerca di inviare messaggi allo spettatore, facendo uso di alcuni aspetti del linguaggio pubblicitario, senza però proporre nulla in vendita.

Laureato in belle arti presso l’Univeristà di Castiglia La Mancha, i suoi lavori sono stati esposti in gallerie, centri d’arte, fiere, musei nazionali e internazionali (La Casa Encendida, Madrid; Nogueras Blanchard Gallery, Barcelona; La Fábrica Gallery, Madrid; MUSAC, León; Laboral Art Center, Gijón; Joan Miró Fundation, Barcelona; Artium, Vitoria; La Panera, Lleida; MARCO Vigo, Galicia; Liste Art Fair, Basel; O.K. Centrum Linz, Austria; National Museum of the Republic, Brasilia; Tokyo Wonder Site, Japan; Art Basel Miami Beach, USA o Den Frie, Copenhague.) Ha inoltre ricevuto premi e riconoscimenti (Hegnspl-Award Byens Hegn, Region 0 Video Art Festival New York, Generaciones 2013 Art Award, CAM Grant of Art, ABC Art Award, Altadis Art Award, Marcelino Botín Foundation Grant, Government of Cantabria Art Prize o INJUVE Art Show).
Juan López è nato in Cantabria, una comunità autonoma della Spagna settentrionale sul golfo di Biscaglia, nel 1979 e attualmente vive e lavora a Madrid.

“Nel contesto di tutte le mie ricerche mi sono concentrato sul modo in cui l’esperienza dell’abitare definisca la nostra percezione di spazio e tempo; il mio lavoro contiene elementi architettonici associati a strutture di potere, al fine di cercare nuovi modi di comprendere le relazioni sociali. Attraverso l’uso della metafora e attraverso interventi specifici in determinati spazi, la mia intenzione è rompere e ricomporre i tre elementi che costituiscono il mio lavoro: la città, la soggettività e il potere. L’idea della “rottura” è essenziale per la mia attività; mi consente di collegare l’oggettività dello spazio esterno alla percezione individuale. In molti casi questa transazione si verifica attraverso la lingua, che è sistematicamente sovvertito e riassemblato per produrre nuovi significati. L’idea è veicolata dal collage, una pratica che enfatizza il ponte complesso e ambiguo tra testo e immagine. In queste fratture si trovano la tensione tra pubblico e privato e la ridefinizione dello spazio sociale.”

Fabrizio Giannini (1964) è nato e cresciuto a Lugano e ha poi studiato a Londra e Parigi, dove ha cominciato il suo percorso artistico.
Numerose le esposizioni alle quali ha partecipato a partire dagli anni ‘90, da Milano a Torino, da Parigi a Londra, da Uppsala a Tampere (Finlandia) fino in Sud Corea. Nel 2001 si è aggiudicato il Premio federale delle belle arti e a più riprese ha esposto anche a Lugano i suoi lavori. Se formalmente la sua produzione resta estremamente eterogenea, il filo rosso che la accomuna è legato ad una costante riflessione sull’uso e l’abuso delle immagini nel mondo dei media. Dapprima la televisione, negli ultimi anni prepotentemente il web, sono parte integrante del lavoro di Fabrizio Giannini.

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