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L'arte del gossip aiuta a vivere

L’arte del gossip aiuta a vivere

La descrizione dell’alta società parigina è la trama del capolavoro di Marcel Proust, “La recherche du temps perdu”. Personaggi sotto pseudonimo, ma quasi tutti riconoscibili, dell’aristocrazia, dell’industria, della politica, con i loro vizi segreti e pubbliche virtù, diventano letteratura altissima e il “gossip” che li riguarda uno scavo geniale e profondo dell’animo umano. Lo stesso si può dire per molte altre opere. Un letterato del ‘600, Gregorio Leti, divenne il più feroce critico della Roma papale attraverso una serie di libelli -naturalmente messi all’Indice- che, spesso nella forma del paradosso, spifferavano fatti comprovati, narrati con vivacità, ironia e intelligenza. Ma in fondo, cos’è la letteratura se non la libertà di scrivere quello che a parole non si oserebbe mai dire?

Ora, con una quantità di studi scientifici si afferma che il gossip sarebbe addirittura una pratica socialmente utile: innalza l’anima, fa stringere amicizie, suscita atteggiamenti corretti. E non solo: tutto questo è persino calcolabile, matematicamente, scrive Costanza Cavalli su “Libero Quotidiano” 

“A parlar male degli altri si comincia da bambini. Il gossip parte quando iniziano a cadere i primi denti da latte, tra i 5 e i 6 anni, si legge in una rivista scientifica inglese sull’età evolutiva; e da lì in poi non si smette più, scrive lo psicologo sociale Nicholas Emler, tanto da occupare spettegolando circa i due terzi di ogni conversazione.

Ma solo il 3-4% delle dicerie è davvero dannoso, cioè viene espresso con malignità e ha conseguenze moleste. Se per Mark Twain “una bugia viaggia per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”, cent’ anni più tardi il giornalista Blythe Holbrooke, nel libro Gossip, riuscì a dimostrarlo vergando addirittura una formula matematica. La Legge dell’ Accuratezza Inversa, pubblicata nel 1983, ci permette di calcolare la probabilità di circolazione di qualsiasi balla o chiacchiera venga alitata: C = (TI)^v – t.

In pratica: a possibilità che un gossip abbia successo e entri in circolazione (C) è calcolabile attraverso la sua tempestività (T) moltiplicata per l’ interesse della notizia (I), moltiplicato per la potenza della sua inverificabilità (v) a cui bisogna sottrarre la riluttanza che qualcuno potrebbe avere nel ripeterla per ragioni di tatto e buon gusto (la “t” finale sta per “taste”, gusto).

A indagare e stilare i benefici di cui fruiscono gli indiscreti sono le università americane del Texas e dell’ Oklahoma: se due persone condividono sentimenti negativi su una terza persona, ecco che le due lingue biforcute si sentiranno subito più unite l’una all’ altra. Sentimenti che invece non si verificherebbero se le due lingue non fossero biforcute e si limitassero a incensare la terza persona in questione.

I vantaggi che derivano dalle chiacchiere agiscono persino sullo “spettegolato”: i ricercatori di Stanford e Berkeley hanno studiato come le persone snobbate da un gruppo, venute a sapere dei giudizi negativi su di loro, cerchino di migliorare il loro carattere per riguadagnare l’approvazione delle persone da cui sono state allontanate.

Mentre per il Talmud, testo sacro all’ ebraismo, il gossip è “una lingua a tre denti” in grado di uccidere tre persone: il narratore, l’ascoltatore e la persona di cui si parla male; e mentre Blaise Pascal sosteneva che “se le persone sapessero che cosa gli altri dicono di loro, non ci sarebbero quattro amici rimasti nel mondo“, invece un team di ricercatori olandesi, nel loro studio “Tell me about the gossip” (“parlami di gossip“), descrive l’ utilità dei positivi e di quelli negativi: i primi stimolano a migliorarsi, mentre le critiche ci rendono più sicuri di noi stessi.

Infine, Robin Dunbar, antropologo e psicologo evoluzionista di Harvard, sostiene che ci sia da ringraziare il pettegolezzo anche per il suo ruolo nello sviluppo del linguaggio e delle società: a tenere insieme i gruppi di ominidi, mano a mano che diventavano più intelligenti e i loro gruppi troppo numerosi, venne in soccorso proprio la lingua, cioè la chiacchiera.

È qui che nasce la prima forma delle riviste di gossip: il blabla ha dato la vita ai primi esseri umani che avevano il senso della comunità e della condivisione, innescando quel procedimento circolare di critica e di crescita che ha portato alla nascita delle stesse civiltà che in seguito hanno scritto peste e corna del pettegolezzo. Cooperazione, autostima, identità: rallegratevi e sussurrate”.

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