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Le metalmeccaniche della Fca hanno le mestruazioni, fatevene una ragione: vogliamo le tute color amaranto

Le metalmeccaniche della Fca hanno le mestruazioni, fatevene una ragione: vogliamo le tute color amaranto

Ho sempre pensato che la prospettiva femminile fosse più ampia di quella maschile, sicuramente in modo pregiudizievole e discriminante poiché, ad oggi, mi sono resa conto che al di là del genere siamo persone e che spesso le persone, i management, i dirigenti scelgono di essere e apparire nell’autorevolezza del ruolo che ricoprono. Scelgono nel coraggio, nella responsabilità di cui dispongono anche contravvenendo alle regole.

In merito a questo vorrei raccontare una Storia Operaia e non solo…

Con l’avvento del WCM (World Class Manufacturing) nel gruppo Fca (ex Fiat) si sono adottate delle misure affinché il gruppo attraverso gesti “materiali”, visibili ed apparenti, mostrasse cambiamento e trasparenza. Tra queste azioni c’è stata la scelta del colore della divisa: il color grigio o meglio ghiaccio ha sostituito lo storico colore blu. Oggi in Fca non siamo più le tute blu (non mi voglio soffermare sulla questione identitaria) ma le tute bianche.

Immaginate un metalmeccanico che lavora con grasso ed olio (il grasso non è stato abolito e neanche l’olio soprattutto nel settore della meccanica) per 8 ore vestito come un infermiere? Ed immaginate una operaia giovane – non in menopausa – che almeno una volta al mese per 5 giorni minimo lavora sempre 8 ore (con 48 minuti di pausa) con le mestruazioni ed un pantalone bianco?

Ed è propio questo argomento che mi assilla da quattro anni, insieme a molte lavoratrici e compagne della Fiom Cgil degli stabilimenti Fca e Cnhi tentiamo di far cambiare il colore del pantalone delle divise (blu o un colore scuro), ho scritto alla direzione di stabilimento e non solo. Ho raccolto firme, ma per tutti la “problematica mestruazioni” non è rilevante per la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici.

Spesso penso che mi piacerebbe avere un direttore donna, o un manager donna affinché possa comprendere meglio che la diversità di genere nei luoghi di lavoro è fondamentale ma soprattutto è reale, viva. Provate a stare su una catena di montaggio, per lo più composta da uomini, durante il periodo mestruale, a dare spiegazioni al vostro capo diretto (team leader, uomo per lo più) ogni volta che vi allontanate dalla postazione per andare in bagno fuori dalle pause, o a chiedere ad un collega di sostituirvi e motivare la sostituzione.

Vi farei provare la sensazione di ansia, di agitazione, il timore di sporcarvi e, se accade, andare in bagno per smacchiare il pantalone e indossarlo bagnato tornando a lavoro. Abbiamo quel senso di vergogna che culturalmente ci portiamo addosso, ed ha fatto sì che eventi naturali come le mestruazioni venissero annullati poiché argomenti da tenere “tra le mura domestiche”.

Invece non è così, noi donne siamo vive anche nei luoghi di lavoro e portiamo il nostro apporto anche nella modalità dell’esserci in quanto “carne viva” non solo un codice aziendale, né un codice a barre.

Questa è una Storia comune, una storia che in questi tempi di crisi può non essere importante. Questa è una Storia “semplice” come asseriva Ignazio Silone, una di quelle storie che parla di uomini e donne, di persone, che racconta la vita.

: Rsa/rls Fiom Cgil della Fca di Pratola Serra

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